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È l’ora dell’amnistia/1. «Il governo tecnico può darci una chance»

novembre 21, 2011 Redazione

Giro di opinioni sulla proposta lanciata da Luigi Amicone e Marco Pannella. Ecco le adesioni entusiaste, i suggerimenti e le perplessità di Calvi, Boato, Nordio, Manconi, Nello Rossi, Armeni, Macaluso, Sansonetti, Introvigne, Loquenzi, Bellasio, Cascioli

«Sono d’accordo con questa proposta» dice a tempi.it Guido Calvi, membro del Consiglio superiore della magistratura. «L’amnistia per i reati minori alleggerisce la sofferenza delle persone detenute in carceri disumane e può servire per organizzare meglio le carceri. Non solo, alleggerisce anche il carico di lavoro dei magistrati che così possono concentrarsi sui processi più importanti».

Lunedì alle 12 il leader dei Radicali Marco Pannella e il direttore di Tempi Luigi Amicone, nel corso di una conferenza stampa pubblica a Milano nella sede di Tempi, che verrà trasmessa in diretta video da Radio Tempi e audio da Radio Radicale, chiederanno che venga votata dal Parlamento l’amnistia. “Per restituire umanità e legalità alle subumane e illegali condizioni in cui versano i detenuti. Per costituzionalizzare la fine di un ventennio di guerra civile strisciante”.

«Non so come faccia la gente a non spaventarsi davanti ai dati delle carceri, ai numeri di detenuti, messi in ultima pagina dai giornali, relegati nelle stesse celle in situazioni disumane, per cui la gente si uccide. Oggi, di certo, tra le cose più gravi in Italia c’è questa e se davvero questo governo non vuole disattendere le speranze che ha suscitato serve che dia un segnale importante». La giornalista e opinionista Ritanna Armeni coglie subito il cuore del problema. Rincara la dose il giornalista del Sole 24 Ore Daniele Bellasio: «Quella delle carceri è un’emergenze nazionale, sociale e di giustizia. Come dice il capo dello Stato è di “prepotente urgenza”. È sicuramente tra quelle cinque riforme che il nuovo governo, ora che ci dovrebbero essere un nuovo clima e una nuova maggioranza, deve fare partendo dagli ultimi». «In fondo» insiste Giancarlo Loquenzi, direttore dell’Occidentale, «se Monti può servire ai partiti per chiedere lacrime e sangue senza metterci la faccia, perché non affidargli anche il compito di risolvere il problema delle carceri salvando i partiti dalle pressioni delle loro componenti più forcaiole?».

«Sono entusiasta, favorevolissimo, anche se ho qualche dubbio sul fatto che si possa realizzare perché ho una pessima idea del governo che si è appena insediato. L’idea che sta dietro alla battaglia per l’amnistia è fondamentale, è quella del garantismo, volto a favorire quel principio di libertà su cui si deve basare la giustizia. Bisogna smetterla di pensare alla pena come soluzione di tutti i problemi sociali» commenta l’iniziativa il direttore de Gli Altri, Piero Sansonetti. È d’accordo anche Emanuele Macaluso, direttore de Il Riformista: «Sono favorevolissimo all’amnistia più che all’indulto. E mi pare che sia oggi l’unica soluzione per svuotare le carceri applicandola ai reati minori». «Ho constatato personalmente e in più occasioni» interviene il docente di Economia Michele Boato, «la situazione in cui versano le carceri italiane e nella maggior parte dei casi la parola migliore per identificarle è lager. Una soluzione come l’amnistia potrebbe prima di tutto salvaguardare la vita delle persone detenute, ridurre i suicidi ed evitare che la prigione rimanga la scuola di delinquenza che è oggi, priva di attività lavorative volte al reinserimento. Sono assolutamente d’accordo con l’iniziativa». Anche un esperto in materia come Luigi Manconi, del Pd, appoggia l’amnistia: «Sono incondizionatamente d’accordo. Nel 2006 sono stato coinvolto fino in fondo nell’indulto, un provvedimento sacrosanto, dai risultati positivi, ma avrei voluto anche l’amnistia. Un gesto così poi consentirebbe di porre mano a riforme strutturali. L’iniziativa è bella, opportuna e saggia».

Nessuno nasconde che l’amnistia sia un provvedimento destinato a far discutere e difficile da approvare. Come spiega il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi: «Conosco bene quanto sia complicata la situazione delle carceri italiane ma un provvedimento del genere richiede uno studio attento e accurato, un’analisi dei pregi e dei difetti. Non mi sento né di appoggiare né di criticare questa iniziativa». Anche l’opinionista, sociologo e storico Massimo Introvigne espone i suoi dubbi, pur infine avvallando la bontà di un provvedimento del genere: «Qui ci sono una serie di problemi di carattere pratico. Da sociologo dico che le amnistie non sono una buona cosa, perché danno l’idea che l’effetto penale sia inesistente. In questo momento, tuttavia, la teoria deve cedere il passo alla realtà: c’è un sovraffollamento delle carceri disumano, quindi penso che sia il momento di discutere di provvedimenti di sconto di pene per alcuni reati».

Alcuni non si fermano a questo provvedimento, ma chiedono di andare oltre: «Condivido l’idea dell’amnistia, però solo se inserita in un contesto più ampio. Deve passare attraverso la riforma del codice penale» spiega il magistrato Carlo Nordio. «Il carcere deve essere la soluzione estrema della pena, mentre dovrebbe esserci spazio per pene alternative. Più che svuotare le carceri, dobbiamo rendere più difficile l’ingresso. Ci vogliono pene più miti ma più certe». D’accordo Ritanna Armeni: «L’amnistia va bene ma non è sufficiente se i processi restano lenti e non si fa una riforma seria del sistema giudiziario. La riforma della giustizia sarebbe un passo da gigante». «È chiaro il problema carceri è da risolvere» spiega Riccardo Cascioli, direttore della Bussola Quotidiana. «Ma mi sembra difficile sia possibile risolverlo con l’amnistia. Il problema vero è la riforma della giustizia. Anche perché la carcerazione preventiva e il carcere in attesa di giudizio non fanno che alzare i numeri. Il sovraffollamento è tale che l’amnistia risolverebbe per qualche mese la questione, ma non nel lungo periodo».

Resta il problema dei due terzi dei consensi da trovare in Parlamento. È realistico? Risponde Manconi: «Certo non sarà facile, anzi è davvero difficile. Però c’è una chance: un governo tecnico può essere meno condizionabile dal clima ostile che forze giustizialiste potrebbero attizzare nella società».

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