L’offensiva per i matrimoni gay arriva in America. Obama chiede ufficialmente un “sì” alla Corte suprema

Dopo le campagne di Hollande in Francia e di Cameron nel Regno Unito, ecco il primo passo concreto di Obama verso l’equiparazione delle unioni gay alle famiglie

Si allarga il fronte dell’offensiva per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali. Dopo le campagne condotte dal governo socialista di François Hollande in Francia e da quello conservatore di David Cameron del Regno Unito, la battaglia per l’equiparazione totale delle unioni gay alle nozze tradizionali attraversa l’oceano e arriva nell’America di Obama.
Il presidente fresco di riconferma, infatti, mantenendo l’impegno assunto all’insediamento per il secondo mandato, ha avanzato una richiesta formale alla Corte suprema per l’abolizione dell’articolo 3 del Defense of Marriage Act (Doma), legge federale del 1996, che definisce il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna.

LA PRIMA VOLTA DELLA CASA BIANCA. Il 26 e 27 marzo il massimo organo della giustizia americano dovrà pronunciarsi sul ricorso di Edith Windsor, una lesbica che si è sposata legalmente in Canada nel 2007 e che poi, rimasta vedova, si è vista recapitare dal fisco americano un’ingiunzione di pagamento da 360 mila dollari per le tasse di successione. In base al Doma, infatti, la Windsor sul suolo statunitense non è considerata una donna sposata.
Nel documento della Casa Bianca – con il quale per la prima volta un presidente americano si schiera a favore dei matrimoni omosessuali davanti alla Corte suprema – si sostiene che il Defense of Marriage Act «viola la garanzia fondamentale dell’uguaglianza davanti alla legge» e impedisce a «decine di migliaia di coppie omosessuali, legalmente sposate nei loro Stati, di godere degli stessi vantaggi federali delle coppie eterosessuali». Le nozze tra persone dello stesso sesso sono legali in nove stati americani su 50 oltre e nella capitale Washington.

 

 

 

 

. (AGI) Sar 231345 FEB 13