Lo stilista Claudio Lugli racconta a Libero l’incubo Scientology

Da leader a fuoriuscito allontanato da tutti, il racconto di Lugli su quanto sia pesante e distruttivo essere un fedele della chiesa di Ron Hubbard

Da leader della chiesa di Scientology in Italia, fin dal 1977, a fuoriuscito scomodo, che non ha paura di raccontare ai giornali la sua esperienza nella setta di Ron Hubbard. Lo stilista Claudio Lugli racconta in un’intervista al quotidiano Libero di come lui e la moglie non facciano più parte di Scientology e siano tornati alla normalità. «Mentre sua maestà David Miscavige, attuale leader, vive alla grande, le migliaia di scientologist che ancora appartengono alla sua setta sono all’oscuro di tutto». Uno dei due figli di Lugli è ancora un fedele dell'”azienda” di Miscavige: «I seguaci fanno la fame, impiegati nella Sea Org (l’organizzazione di Scientology), a lavorare 20 ore al giorno, con una paga modestissima di 20 dollari alla settimana, lui è capace di spendere oltre 1000 dollari a settimana solo per le sue cene». Il salmone non è certo quello del supermercato, bensì è fatto arrivare dalla costa dell’Est del Canada, l’agnello deve essere neozelandese e nutrito solo con granoturco, e le bistecche sono chiaramente bio. «Le cose peggiorano dal punto di vista economico quando ha a cena Tom Cruise. Foie gras e tartufo nero sono la routine».

Scientology era già stata recentemente denunciata da una donna, che sosteneva di essere stata spinta ad abortire perché da mamma non avrebbe potuto lavorare e servire al meglio la Sea Org.  Chi si tira indietro o non si dimostra all’altezza del lavoro da fare è punito: «Gli adepti finiscono nel programma Rpf, riabilitation project force, ovvero un programma di lavori forzati per redimerli. Pulizia di latrine, pittura di muri o staccionate, per otto ore al giorno, più quattro ore di studio, con pene fino ai dieci anni. Per i casi “peggiori” è previsto un periodo di reclusione in un buco, dove non c’è né letto per dormire, né tavolo su cui mangiare, il tutto venendo perennemente sorvegliati dalle guardie, che minacciano di ulteriori maltrattamenti mentali o fisici».

Contro il leader, David Miscavige, si scaglia anche un altro fuoriuscito, Mike Rinder, che racconta dei soprusi subiti al St Petersburg Time. «Va fuori di testa per un nonnulla, se in quel momento la domanda che ti fa non ottiene risposta adeguata è capace di scagliarsi fisicamente addosso a te». Altre persone raccontano di essere state picchiate oltre 50 volte, e di essersi comportate così a loro volta per fare bella figura ai suoi occhi. C’è poi anche il caso, ancora da chiarire, di una ragazza morta dopo 17 giorni di isolamento, e Marth Rathbun, braccio destro del leader, ora fuoriuscito, racconta di essere stato incaricato di distruggere prove importanti. Da Miscavige, su tutto questo, il silenzio.