Libia, brigate armate occupano i porti: crolla del 70 per cento l’export di petrolio

La reazione del ministro del Petrolio: «La situazione non è più tollerabile, l’azione delle brigate potrebbe portarci al disastro»

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L’export di petrolio libico è crollato del 70 per cento dopo che alcune milizie armate sono riuscite a occupare e chiudere cinque dei sei porti del paese. Se solo martedì Tripoli aveva esportato 1,4 milioni di barili, oggi appena 330 mila. Abdulbari Al-Arusi, ministro del Petrolio, ha dichiarato che «la situazione non è più tollerabile»: «L’azione delle brigate potrebbe portarci al disastro».

SICUREZZA INUTILE. Gli ex ribelli che hanno combattuto Gheddafi sostenuti dalla Nato hanno dichiarato che riapriranno uno dei porti solo dopo che l’impianto avrà assunto 1500 lavoratori che vivono nelle vicinanze. Il ministro si è anche lamentato della sicurezza. La Libia infatti ha dispiegato a protezione dei suoi impianti 20 mila uomini armati. Che però non svolgono il loro lavoro: «Cinque persone potrebbero chiudere l’enorme raffineria di Zawia anche se ci sono 2 mila guardie».

LIBIA FUORI CONTROLLO. Continua la fase di forte instabilità della Libia. Le milizie armate, proliferate durante la guerra civile contro Gheddafi e rimaste in servizio dopo la sua uccisione, sono del tutto fuori controllo e detengono il potere in diverse regioni del paese, amministrando spesso in modo arbitrario la giustizia al posto dello Stato, che non è abbastanza forte per contrastarle.

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