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Libia. «Lo scopo di Macron è emarginare l’Italia e noi lo stiamo aiutando»

maggio 30, 2018 Leone Grotti

La conferenza internazionale organizzata dalla Francia ha raggiunto un accordo «irrealistico», ma il suo unico obiettivo era quello di «scalzare l’Italia». Intervista a Gianandrea Gaiani.

Altro che «incontro storico», come l’ha definito il presidente francese Emmanuel Macron: la conferenza internazionale sulla Libia che si è tenuta ieri a Parigi «aveva come scopo quello di riaffermare la leadership francese sul paese nordafricano e mettere l’Italia ai margini», dichiara a tempi.it Gianandrea Gaiani, direttore di Analisidifesa.it.

MANCAVANO LE MILIZIE. Macron ha riunito attorno a un tavolo i principali attori nella crisi libica: il premier Fayez al-Sarraj, l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, il presidente della Camera Aguila Saleh e quello del Senato Khaled al-Mishri. Era presente anche il negoziatore dell’Onu, Ghassan Salamé, ma gli assenti erano altrettanto importanti dei presenti. «Le milizie della Tripolitania che appoggiano Haftar e quelle che sostengono Serraj non erano presenti e si sono opposte alla conferenza», continua Gaiani. «Mancavano anche i referenti dei Fratelli Musulmani, che rappresentano gli interessi di Qatar e Turchia».

ELEZIONI IL 10 DICEMBRE. Le assenze minano, più che la credibilità, la realizzazione concreta di quanto è stato pattuito: elezioni nazionali il 10 dicembre, un referendum sulla Costituzione da realizzare prima del voto, il trasferimento a Tripoli della Camera dei rappresentanti, la riunificazione delle due Banche centrali. La roadmap è stata accettata da tutti gli attori, anche se nessuno l’ha firmata. «Il percorso concordato non è realistico. Come si possono tenere le elezioni il 10 dicembre se manca la sicurezza?», si chiede Gaiani. «La Tripolitania è nel caos, la Cirenaica è la regione più stabile, ma anche nel Fezzan è un disastro. Senza stabilità e sicurezza è difficile andare a votare».

IL NODO È LA STABILITÀ. Ma la stabilità si può ottenere solo in due modi, aggiunge il direttore di Analisidifesa.it: «O Haftar vince la guerra, conquista il paese e instaura un regime come quello di Gheddafi oppure si trova un accordo con tutte le parti, comprese le milizie, che fanno il bello e il cattivo tempo sul territorio. Ma è difficile che queste si accordino perché l’eventuale stabilità le renderebbe inutili. Mi sembra difficile, dunque, parlare di voto prima di trovare un’intesa sulla sicurezza nel paese».

«UN DANNO PER L’ITALIA». La Libia è fondamentale per risolvere la crisi migratoria che colpisce l’Italia ma la conferenza di ieri «ha danneggiato gli interessi italiani». Roma infatti è stata «invitata al tavolo come ospite, come se fossimo una tribù del Fezzan. L’obiettivo di Macron era proprio quello di scalzarci dal ruolo di decisore nella crisi. Chi ieri ha assentito a votare a dicembre può rimangiarsi tutto domani, intanto però la Francia ha riaffermato la sua influenza dominante nel paese, come cerca di fare dal 2011».

CAOS POLITICO AIUTA LA FRANCIA. L’Italia però ha poco da lamentarsi, visto che sta facendo di tutto per farsi del male da sola: «Siamo noi che ci facciamo scalzare», conclude Gaiani. «Prima il ministro Minniti è stato messo da parte e di conseguenza i soldi promessi al Fezzan non arrivano più. Non è un caso se nelle ultime settimane sono sbarcati migliaia di migranti sulle nostre coste, come nel 2017. Roma poi non ha mai accettato che l’Onu nominasse un italiano come negoziatore. Infine, il caos politico di questi giorni rende più semplice metterci nell’angolo. Continuiamo a discutere di aria fritta ma non difendiamo i nostri interessi: la stabilizzazione della Libia e la missione in Niger. Macron vuole emarginarci, ma è anche vero che noi gli stiamo dando una mano».

Foto Ansa

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