Libia. «Doccia fredda» per il governo di unità, sfiduciato (a tradimento?) da Tobruk

Secondo i deputati favorevoli all’esecutivo di Tripoli il voto è «illegale»: 80 gli assenti. Lo stesso premier designato dall’Onu credeva di avere la maggioranza

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Pubblichiamo di seguito l’articolo dell’Osservatore Romano sul voto di sfiducia inflitto ieri al governo di unità nazionale dal parlamento di Tobruk. Sullo stesso argomento segnaliamo anche a Tripoli, Lorenzo Cremonesi. Dove si legge che «ieri si sono riuniti 102 dei 182 parlamentari» nonostante il voto di Tobruk fosse «atteso da mesi», e che il risultato è stata «una doccia fredda» per lo stesso premier designato dalle Nazioni Unite, Fayez Al Serraj, il quale in una recente intervista concessa proprio al quotidiano di via Solferino aveva detto: «Mi auguro che si riuniscano e approvino il mio governo e il nostro lavoro il prima possibile. So di godere della loro maggioranza. Ma nel frattempo non posso restare con le mani in mano, il Paese va a rotoli».

La Libia resta divisa, tra fazioni e milizie che si contendono il potere. Ed è una divisione che, oltre a rischiare di vanificare gli sforzi intrapresi dalla diplomazia internazionale, favorisce il sedicente Stato islamico, il quale seppure in ritirata a Sirte occupa spazi lasciati liberi dal caos politico.

Il Governo di unità nazionale di Fayez Al Sarraj, su cui le Nazioni Unite e la comunità internazionale avevano riposto le proprie speranze di stabilità negli ultimi mesi, ha subito ieri un brusco stop con la bocciatura da parte della Camera dei rappresentanti. Il Parlamento, insediatosi a Tobruk, in Cirenaica, nel 2014 e rivale di Tripoli, ha votato no alla fiducia all’Esecutivo nato dopo mesi di negoziati sostenuti dalle Nazioni Unite e dopo l’accordo di dicembre a Tunisi. La bocciatura è passata con 61 voti, 39 astenuti e un solo voto a favore, ha spiegato il portavoce della Camera di Tobruk, Abdullah Ablahig, sottolineando che la seduta, presieduta dal “falco” Aguila Saleh, aveva raggiunto il numero legale con 101 presenze.

«Tutto da rifare» per Al Sarraj, secondo uno dei deputati di Tobruk, Abdel-Salam Nassiya: «Adesso il Governo deve essere cambiato per includere più rappresentanti dell’est della Libia», ha spiegato. «Il voto è illegale perché l’ordine del giorno della seduta è stato cambiato all’improvviso», ha invece denunciato il vicepresidente della Camera, Ihmid Houmah. Anche un altro deputato filogovernativo, Galah Saleh, ha spiegato che i parlamentari favorevoli ad Al Sarraj sono stati ingannati: la Camera non aveva annunciato nella propria agenda che ci sarebbe stato il voto di fiducia, ma li aveva convocati solo per una “consultazione” con gli oppositori.

Questa mattina sono giunte notizie secondo le quali la Camera dei rappresentanti di Tobruk discuterà oggi stesso la proposta di concedere al Governo di Tripoli l’ultima possibilità di formare un nuovo Esecutivo ridotto, composto da un minimo di 8 fino a un massimo di 12 ministri.

Secondo alcuni analisti, finora il Parlamento di Tobruk non era riuscito a esprimersi perché ostaggio del generale Khalifa Haftar, a guida dell’Esercito nazionale libico che controlla la Cirenaica e i suoi interessi politici-economici. Haftar non intenderebbe infatti cedere ad Al Sarraj alcun potere conquistato negli ultimi anni come uomo forte dell’est, portando avanti la propria battaglia contro i jihadisti a Bengasi e in altre località della Cirenaica, fino a infuriarsi per i raid americani contro l’Is di inizio agosto a Sirte.

E ieri Haftar ha incassato di nuovo il sostegno del presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, che in un’intervista pubblicata dai principali quotidiani egiziani ha confermato l’appoggio al Parlamento di Tobruk e al generale. «I libici siano tranquilli perché l’esercito egiziano ha fatto fronte a qualsiasi pericolo dalla caduta di Gheddafi a oggi», ha dichiarato Al Sisi motivando l’interesse dell’Egitto con la fuga di elementi dell’Is in Libia dopo le sconfitte in Iraq e Siria.

A Sirte intanto prosegue l’avanzata delle forze fedeli al governo di Al Sarraj: ieri hanno annunciato la conquista della più grande moschea della città e di un edificio utilizzato come come prigione dai jihadisti. Nello stabile sono stati rinvenuti armi, oro e denaro.

Foto Ansa

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