Libia: giustiziati sette copti a Bengasi. Milizia islamista fissa una taglia: seimila euro a chi consegna un cristiano

I sette cristiani egiziani erano in Libia per lavorare. Per il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Martinelli, «non si capisce cosa vogliano questi fondamentalisti. I copti ortodossi sono da tempo il loro bersaglio»

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Un manipolo di uomini è entrato la notte del 23 febbraio in un appartamento di un complesso abitativo di Garoutha, sobborgo di Bengasi. Ha chiesto ai residenti chi fosse cristiano e ha prelevato sette egiziani della chiesa copto-ortodossa. Il giorno dopo i loro corpi sono stati trovati dalle forze di sicurezza libiche morti a est della città, tutti con un colpo di pistola alla tesa o al petto: «Sono stati giustiziati».

«SANGUE INNOCENTE». L’attacco è stato organizzato con tutta probabilità dalla milizia di estremisti islamici Ansar Al Sharia e come dichiarato a Fides dal vicario apostolico di Tripoli monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, «non si capisce bene cosa vogliano questi fondamentalisti. Sicuramente vogliono mettersi in evidenza spargendo il sangue di vittime innocenti. I copti ortodossi sono da tempo il loro bersaglio, soprattutto in Cirenaica».

COPTI PERSEGUITATI. Non è la prima volta che cristiani egiziani copti vengono uccisi in Libia, dove molti si recano per lavoro. Nel 2013, due cristiani sono stati derubati e uccisi nel nord-est del paese per essersi rifiutati di convertirsi. Soprattutto nell’est della Libia, in Cirenaica, dove lo Stato centrale non ha più autorità, le milizie islamiste che hanno contribuito a rovesciare Gheddafi fanno il bello e il cattivo tempo e cercano di eliminare ogni traccia della presenza cristiana.
A marzo decine di copti sono stati arrestati a Bengasi, accusati di proselitismo. Inoltre una chiesa è stata assaltata e incendiata a marzo mentre un’altra è stata attaccata da uomini armati a febbraio.

TAGLIA SUI CRISTIANI. La Ong egiziana che lavora in Libia “Nations Without Borders” ha diramato dettagli inquietanti sull’esecuzione degli ultimi sette copti. I guerriglieri islamici, infatti, dopo essere passati nell’edificio e in altri alla ricerca di cristiani, hanno realizzato scritte sui muri dei palazzi promettendo 10 mila dinari libici (quasi seimila euro) per ogni cristiano consegnato nelle mani della milizia.

LIBERTÀ RELIGIOSA. La libertà religiosa è fortemente a rischio in Libia. Il Parlamento ha approvato a dicembre la sharia come fonte di tutte le leggi e ora una commissione dovrà valutare che le norme esistenti nel paese siano in linea con i dettami della legge islamica.

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