«L’Egitto avrà una Costituzione dittatoriale e islamica. Ma la Chiesa è unita davanti alla società»

Intervista al portavoce della Chiesa cattolica egiziana p. Rafic Greiche: «La Chiesa si è rifiutata in modo categorico di tornare indietro e votare una Costituzione inaccettabile. L’Egitto oggi è una dittatura ma la Chiesa è unita».

Oggi l’Egitto vota la versione finale della Costituzione. L’Assemblea Costituente ha completato ieri in fretta e furia i 230 articoli durante una sessione durata nove ore mentre in piazza Tahrir decine di migliaia di persone protestavano contro il presidente dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi, che settimana scorsa con una dichiarazione costituzionale si è proclamato dittatore del paese. La Costituzione stessa verrà votata tra le proteste dal momento che su 100 membri, 30 si sono rifiutati nell’ultima settimana di terminare i lavori, lasciando l’aula, perché agli islamisti, che sono la maggioranza, «non interessa l’unità nazionale ma solo creare uno Stato islamico». Tempi.it ha intervistato il portavoce della Chiesa cattolica egiziana Rafic Greiche, in un momento di svolta per le sorti della cosiddetta Primavera araba.

Padre Greiche, ieri il capo dell’Assemblea costituente Hossam El-Gheryani ha chiesto a tutti i membri che hanno lasciato l’Assemblea di tornare in aula per il voto finale. Che cosa faranno i cristiani che l’hanno abbandonata?
La Chiesa si è rifiutata in modo categorico di tornare indietro. Non possiamo firmare una Costituzione che presenta così tanti problemi per l’Egitto e in cui la maggioranza degli egiziani non si riconosce. In ogni articolo c’è almeno un problema, è inaccettabile. Le voglio dare anche una notizia.

Dica.
La Chiesa cattolica è stata la prima a far uscire i suoi membri dall’Assemblea e ha fatto pressione su ortodossi e protestanti perché ci seguissero. Abbiamo lasciato i lavori insieme per far vedere alla società egiziana che la Chiesa è unita davanti al mondo.

La Costituzione ora dovrà essere approvata con un referendum. Quali sono le parti che vi preoccupano di più?
Se il presidente Morsi continua a lavorare in questo modo, imponendosi, senza dialogare, e farà il referendum l’Egitto avrà una costituzione islamica e dittatoriale. In ognuno dei 230 articoli c’è un problema perché sono tutti lunghissimi e le parole sono molto elastiche, le maglie larghe. Con una Carta di questo tipo gli islamisti che dominano la Shura (camera alta, ndr) potranno fare tutte le leggi che vorranno.

Con la dichiarazione costituzionale di settimana scorsa Morsi sembra essersi proclamato di fatto dittatore…
La interrompo, tolga il sembra. Morsi è il nuovo dittatore dell’Egitto.

Nel decreto però Morsi concedeva all’Assemblea due mesi in più per terminare i lavori. Perché hanno deciso di chiuderla in pochi giorni?
Domenica sarebbe arrivato il verdetto della Corte costituzionale suprema, che probabilmente avrebbe dichiarato incostituzionale e illegittima l’Assemblea costituente. Si sarebbe dovuto ricominciare da capo. Loro invece hanno voluto anticipare i giudici. Ora la Costituzione è fatta.

In piazza sono scese centomila persone per protestare. Avete paura che scoppi una guerra civile?
Morsi potrebbe usare il suo enorme potere in modo sbagliato. Ci sarà una guerra civile, magari non nel senso che si scenderà per strada a combattere ma di sicuro si verificheranno scontri settari. Non solo tra cristiani e musulmani, ma anche tra liberali, socialisti e fondamentalisti islamici. Ora in Egitto c’è una dittatura, è chiaro che nella società e con i giudici ci saranno problemi.

Perché i Fratelli Musulmani hanno deciso di accentrare il potere nelle loro mani proprio in questo momento?
Perché secondo Morsi questo era il momento giusto per imporre a tutto il paese la loro volontà. L’obiettivo degli islamisti è trasformare l’Egitto in uno Stato islamico. Per questo anche la Chiesa è scesa in piazza a protestare.