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Legge elettorale. Con un sistema alla tedesca, «ci aspetta un futuro spagnolo»

maggio 31, 2017 Francesca Parodi

M5s, Pd, FI e Lega entrerebbero senz’altro in Parlamento, ma l’Italia diventerebbe ingovernabile, secondo il notista politico Stefano Folli

legge-elettorale-ansa

Dopo un prolungato isolamento e la dichiarata volontà di non scendere a compromessi con nessuno, il M5s si è seduto allo stesso tavolo di Pd, Forza Italia e Lega Nord per trovare un accordo sulla nuova legge elettorale. «È comprensibile: le leggi elettorali sono un terreno più neutro del campo aspro della politica. Ma soprattutto, i grillini saranno i primi a trarre vantaggio da questo sistema» commenta Stefano Folli, giornalista di Repubblica e noto opinionista politico. «Grillo ha sempre chiesto un sistema proporzionale e questo fa proprio al caso suo». In base agli accordi, si adotterà una legge elettorale cosiddetta “alla tedesca” perché prenderà a modello quella utilizzata in Germania, in cui la distribuzione dei seggi in Parlamento rispecchia la distribuzione del voto degli elettori. «Ma a parte il fatto di essere proporzionale con uno sbarramento, per il resto quella italiana sarà completamente diversa» spiega Folli. Il sistema tedesco infatti è molto più complicato. Per esempio, lì il cittadino è chiamato a votare due volte, la prima per scegliere un candidato all’interno di un collegio uninominale con un sistema maggioritario (chi prende un voto più degli altri viene eletto); la seconda per scegliere un partito o una lista, che supera lo sbarramento del 5 per cento, per assegnare con metodo proporzionale la percentuale dei seggi parlamentari. Mentre però in Germania il numero di seggi è variabile, in Italia il numero di deputati è fisso a 630 (di conseguenza, anche chi avrebbe vinto al primo voto, potrebbe rischiare di non venire eletto).

ALLA CIECA. «Questo sistema funziona bene in Germania, che ha una lunga tradizione e partiti consolidati, ma noi andremmo alla cieca se lo adottassimo» sostiene Folli. «Tuttavia, chi lo ha votato ha tutto da guadagnarci. Grillo innanzitutto dal momento che, secondo i sondaggi, il M5s è il partito con la maggioranza relativa, o comunque se la gioca con il Pd. Quindi, se rimarranno fuori i partiti al di sotto del 5 per cento, i grillini otterranno una maggior percentuale di seggi parlamentari». Lo sbarramento del 5 per cento ha subito sollevato le polemiche di quei partiti che rischierebbero di non venire rappresentati in Parlamento, tra questi per esempio Alternativa popolare di Alfano.

INCERTEZZA. Il problema però, secondo Folli, è più a lungo termine e riguarda il destino dell’Italia: «È un accordo di principio (perché non è stato ancora approvato in Parlamento) che se e quando verrà tramutato in legge renderà questo paese ingovernabile». Considerando che i partiti con la certezza di entrare in Parlamento sono quelli di Grillo, Renzi, Berlusconi e Salvini, Folli ritiene che, dopo le elezioni con la nuova legge elettorale, non ci sarebbe nessuna combinazione possibile. «In base a tutte le previsioni, un’alleanza tra M5s e Pd è fuori discussione. Anche la coalizione Renzi-Berlusconi, oggi non ha la maggioranza. Magari in futuro le cose cambieranno, ma ad oggi c’è un clima di grande incertezza».

DESTINO SPAGNOLO. Il tema della legge elettorale si trascina da anni, senza arrivare ad una soluzione ragionevole. «Ormai il tempo è limitatissimo perché, comunque vadano le cose, la legislatura sta andando verso la conclusione». Il sistema alla tedesca, secondo Folli, «è un modo per cavarsi d’impaccio, ma a un prezzo molto alto. Un sistema efficace ci sarebbe anche stato – mi riferisco a quello francese – se fossimo stati abbastanza coraggiosi da votarlo per tempo, ma ormai è troppo tardi». Non ci resta quindi che accettare quanto verrà deciso dal Parlamento, e Folli non è ottimista: «Per l’Italia si prospetta un destino simile a quello spagnolo, in cui nessuna maggioranza sarà possibile e quindi sarà molto difficile creare un governo».

Foto Ansa

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