Le tre fasi della strategia Usa per «distruggere lo Stato islamico»

Alcuni ufficiali hanno spiegato al New York Times cosa occorre fare per debellare la minaccia del califfato. Non può essere un’operazione a breve termine

«Siamo in grado di distruggere lo Stato islamico», ha dichiarato il segretario di Stato americano John Kerry la scorsa settimana al summit della Nato in Galles. In attesa del discorso alla nazione in cui Barack Obama mercoledì spiegherà che non ci sarà nessuna riedizione della guerra irachena ma che gli Stati Uniti si impegneranno per sconfiggere i terroristi islamici, alcuni ufficiali hanno spiegato in modo anonimo al New York Times cosa serve per debellare la minaccia del califfato.

BOMBARDAMENTI E ADDESTRAMENTO. La prima fase è già in atto: una campagna di bombardamenti aerei per proteggere le minoranze religiose ed etniche e il personale diplomatico, militare e di intelligence americano. Per costringere i soldati dello Stato islamico a indietreggiare, gli Stati Uniti hanno già condotto 145 attacchi nell’ultimo mese.
La seconda fase, che dovrebbe cominciare dopo la formazione di un nuovo ed inclusivo governo iracheno, prevede l’addestramento, la formazione e l’equipaggiamento dell’esercito iracheno, che dovrà comprendere anche soldati curdi e possibilmente membri delle tribù sunnite, molte delle quali oggi appoggiano il califfato.

LA FASE PIÙ DELICATA. Infine, sarà necessario distruggere le basi principali dei terroristi fino in Siria. Questa operazione, la più difficile e delicata, secondo ufficiali del Pentagono non riguarderà più l’amministrazione Obama visto che tutta la campagna dovrebbe durare non meno di 36 mesi. La scorsa settimana Antony Blinken, il vice consulente del presidente americano sulla sicurezza nazionale, ha dichiarato alla Cnn: «Servirà tempo per sconfiggerli, probabilmente l’operazione durerà più del mandato dell’attuale amministrazione».