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Le storie delle mogli volontarie dei jihadisti dell’Isis

luglio 24, 2017 Redazione

I dormitori per le vedove, false promesse di assistenza sanitaria ed educazione gratuite, prigionia e, a volte, pentimento. Le testimonianze raccolte da BuzzFeed

isis donne ansa

Sui giornali si leggono spesso le storie di donne orientali rapite e sposate con la forza ai guerriglieri dell’Isis, mentre è più raro trovare le testimonianze delle donne che scelgono volontariamente di legarsi a un jihadista. BuzzFeed è riuscito a mettersi in contatto con alcune spose siriane dell’Isis catturate dalle forze curde a Raqqa durante la battaglia di riconquista della città. Dopo la perdita di Mosul, lo Stato islamico è messo sotto pressione dalle truppe americane e curde che hanno circondato Raqqa e mirano a sottrarre altro territorio al Califfato.

SEPARATE DAGLI ALTRI. Le forze siriane sono riuscite a catturare dozzine di famiglie di sospetti foreign fighters e le donne, molte delle quali mogli di questi combattenti, sono state imprigionate in edifici di cemento in un campo profughi in parte finanziato dall’Onu. Non sono formalmente accusate di alcun crimine, ma un ufficiale di intelligence curdo spiega che vengono tenute separate dagli uomini per proteggerle: «Forse i loro mariti hanno ucciso alcuni parenti di altri residenti e alcuni del campo potrebbero cercare di vendicarsi. Il resto delle persone nel campo potrebbero aver paura di loro».

UN FIGLIO DI NOME AL-BAGHDADI. Il giornalista di BuzzFeed ha ottenuto l’autorizzazione a entrare nel campo. Ha visto una donna recitare i versi del Corano ai suoi figli, uno dei quali porta lo stesso nome del leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi. Ora che lo Stato islamico sta perdendo terreno e le forze americane e curde stanno rimontando, molte di queste donne negano di essere affiliate all’Isis oppure sostengono di ignorare i crimini commessi dai loro mariti. Ma «le loro storie sono piene di contraddizioni e lacune» e comunque «sono impossibili da verificare».

VEDOVE MALTRATTATE. Altre invece raccontano le loro storie di spose dell’Isis. La tunisina Omry, per esempio, dice che suo marito jihadista è stato ucciso mentre combatteva contro gruppi di ribelli siriani alla fine del 2014. È stata quindi inserita in un dormitorio per le vedove e i figli dei guerriglieri, un edificio gestito da un funzionario dell’Isis chiamato Um Adab. Omry racconta che quell’uomo, un marocchino, maltrattava spesso le donne e i bambini negando loro pannolini e medicine. Alle donne era consentito lasciare l’edificio solo una volta al giorno e sempre sotto scorta. Omry si dice convinta che fosse tutta una forma di pressione sulle donne per convincerle a risposarsi con altri combattenti. Alla fine anche lei ha ceduto e si è risposata con uno jihadista tunisino. Ora lei, il suo nuovo marito e i loro due figli si sono arresi alle forze democratiche siriane guidate dai curdi ed entrate nel loro distretto a Raqqa poche settimane fa.

«PENSAVO FOSSE PROPAGANDA». Alcune donne raccontano di essersi pentite della loro scelta, come Nour Khairadania, un’indonesiana di 19 anni che dice di far parte di una famiglia di 25 persone trasferitisi a Raqqa nell’agosto 2015. «Pensavo che tutte le storie sull’Isis fossero solo una propaganda anti islamica. Guardavamo i video che mostravano quanto fosse bella la vita nel Califfato». E aggiunge: «Quando ti innamori di qualcuno, vedrai solo il lato positivo e se qualcuno ti dice che è dannoso per, non ascolti». Khairadania racconta di essersi trasferita in Siria perché attratta dalla promessa dello Stato islamico di educazione gratuita e assistenza sanitaria. Quando però gli uomini della famiglia hanno rifiutato di diventare combattenti, gli jihadisti hanno confiscato i loro passaporti e negato tutti i benefici promessi. «Dicevano: “Chi siete? Non vi sacrificate per lo Stato islamico. Perché dovremmo aiutarvi?”»

Foto Ansa

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