Le milizie armate obbligano il Parlamento libico a epurare i gheddafiani

Milizie armate occupano due ministeri fino a quando il Parlamento non esclude i gheddafiani dalla vita politica del paese

Chiunque abbia occupato un posto di rilievo durante il regime di Muammar Gheddafi non potrà più partecipare alla vita politica della Libia. Lo ha deciso il Parlamento libico approvando una legge sotto la pressione di milizie armate in rivolta.

MINISTERI ASSEDIATI. Per quattro giorni di fila diverse milizie armate, composte da ribelli che la Nato ha armato e aiutato a uccidere l’ex raìs, hanno assediato il ministero della Giustizia e degli Esteri senza che la polizia o l’esercito riuscissero a disperderli. Gli uomini armati di mitragliatrici, razzi terra-aria e camionette per la contraerea non permettono a nessuno di entrare nei due ministeri. Nonostante la promessa da parte del governo centrale di farsi valere e di impedire queste manifestazioni di forza, la verità è che le milizie armate irregolari sono più forti della polizia.

«LEGGE INGIUSTA». Per questo, dopo l’approvazione a grande maggioranza della legge richiesta a gran voce dagli uomini armati, un portavoce del Parlamento ha dichiarato: «Speriamo che i ministeri vengano liberati, ma non dipende da noi». Da diverse fazioni in Libia si sono però levate voci contrarie alla legge. «È ingiusta ed estremista», ha detto Tawfiq Breik, membro del Nfa, la forza politica più forte in Libia. Gli attivisti di Human Rights Watch hanno dichiarato che «il Parlamento non dovrebbe approvare cattive leggi solo perché gruppi di uomini armati le richiedono».

VIA IL PREMIER? Ora potrebbe cambiare la situazione del paese: il primo ministro Ali Zeidan, infatti, è stato un diplomatico sotto il regime di Gheddafi, prima di raggiungere l’opposizione in esilio nel 1980. Anche il presidente del Parlamento Mohammed Magarief, prima di raggiungere l’opposizione negli anni 80, è stato ambasciatore del governo di Gheddafi. Insieme a loro, altri 40 membri del Parlamento su 200 dovrebbero essere espulsi.