L’associazione genitori e amici degli omosessuali scrive a Pisapia: il registro è inutile

L’associazione Agapo scrive una lettera aperta al sindaco di Milano in merito al Registro delle coppie di fatto: «Non risponde a nessun reale bisogno sociale»

Anche l’associazione Agapo si schiera contro l’idea delle giunta Pisapia di istituire in breve tempo a Milano un “Registro delle coppie di fatto”. Agapo sta per Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali, è nata nel capoluogo lombardo nel 2007, e i suoi soci sono impegnati a favorire l’inclusione delle persone omosessuali.

Oggi Avvenire segnala che Agapo ha inviato un documento, condiviso nell’ambito dell’ultima assemblea del “Forum delle associazioni familiari”. Si tratta di una lettera aperta al sindaco Pisapia, che si apre con un “apprezzamento” per l’impegno dell’amministrazione comunale «a favore di una maggiore inclusione delle persone omosessuali nella società civile e per la rimozione di ogni forma di loro discriminazione». Un giudizio positivo sul «progetto di istituire un osservatorio delle discriminazioni, che monitori gli atti ostili» agli omosessuali, e «i casi di mancato rispetto dei diritti dei conviventi, già oggi previsti dalla legge, tra cui la visita al convivente all’ospedale, la successione al contratto di locazione, la co-intestazione delle polizze vita e altri».

Agli apprezzamenti seguono, però, alcune critiche: «Tuttavia, restiamo molto perplessi di fronte all’intenzione della sua amministrazione di applicare, in tema di politiche sociali e a livello simbolico, un trattamento uniforme a realtà sociali profondamente diverse tra di loro, sia sotto il profilo della rilevanza sociale ed economica, sia per la natura della relazione stessa. Non crediamo cioè che una politica di equiparazione della famiglia comune, aperta ai figli, definita dagli articoli 29,30 e 31 della Costituzione Italiana, alle convivenza omosessuali, sia di aiuto per i nostri figli omosessuali».

«La differenza dei sessi – prosegue la lettera – non è soltanto un valore per la società, ma anche elemento fondamentale per la vita di coppia. Far credere che questa differenza sia irrilevante, crea confusione e rischia  di spingere i nostri figli verso grandi delusioni e comportamenti spesso autolesionisti. Non si batterà l’omofobia attraverso gli omissis o la banalizzazione della stessa omosessualità all’insegna del tutto uguale». Insomma, il Registro non risponde «a nessun reale bisogno sociale», come mostra il numero «irrisorio» di «convivenze iscritte» nei Comuni italiani che lo hanno istituito.