«L’Arabia Saudita si prepara al disimpegno degli Usa nel Golfo. Iran pronto a trattare»

Intervista all’esperto di Medio Oriente, il generale Carlo Jean sulle ultime mosse di Egitto, Iran, Arabia Saudita, Usa e Israele: «Contro l’Iran Tel Aviv usa un’arma spuntata. L’Egitto ancora non si è scoperto».

Ieri si è aperto il summit a Teheran dei 12o paesi non allineati. L’Egitto ha partecipato con il suo presidente Mohamed Morsi: era dalla rivoluzione islamica del 1979 che un presidente egiziano non faceva visita all’Iran. Il discorso di Morsi però, critico nei confronti della Siria e a favore dei ribelli, è stato diverso rispetto alle aspettative iraniane e ha fatto infuriare la delegazione siriana, che ha lasciato la sala. «L’Iran è alleato con la Siria e ha bisogno di Assad ma l’Egitto vuole essere più indipendente sullo scenario internazionale e la sua posizione non è ancora chiara». Dichiara così a tempi.it il generale Carlo Jean, esperto di Medio Oriente e medaglia d’oro Ghandi dell’Unesco per il suo lavoro a favore della prevenzione dei conflitti nella regione.

Che cosa vuole ottenere da questo summit l’Iran?
Ha bisogno di riaffermare la sua influenza sulla Siria, che cadendo in mano ai ribelli sunniti causerebbe molti problemi a Teheran: innanzitutto rinfocolerebbe l’opposizione degli iracheni contro l’attuale governo di Al Maliki, sciita e filo-iraniano. In secondo luogo, senza la Siria, l’Iran perde un ponte importante per entrare in contatto con gli sciiti di Hezbollah e inviare loro aiuti e soldi. L’Iran è a favore di Assad al potere. La novità del summit, ad ogni modo, è stata la partecipazione di Ban Ki-moon, che ha comunque condannato l’Iran per il sostegno ad Assad. Ha fatto un intervento in linea con dichiarazioni precedenti, anche se deve usare cautela visto che non ha  ancora raggiunto un accordo in Consiglio di sicurezza per condannare la Siria.

Morsi ha fatto visita all’Iran ma ha pronunciato un discorso poco gradito agli ayatollah. Come vuole posizionarsi l’Egitto in politica estera?
È ancora presto per dirlo. Bisogna aspettare la visita di Morsi negli Stati Uniti e vedere quanto verrà appoggiato dagli Usa. Intanto sta cercando di differenziarsi da Mubarak, che è sempre stato alleato degli Stati Uniti. L’Egitto ora vuole una politica che dialoghi di più con tutti. Sembra che voglia essere indipendente, senza chiudersi nessuna porta: da un lato ha aperto all’Iran, per dare un segnale all’Arabia Saudita, che finanzia i salafiti egiziani, diretti competitors dei Fratelli Musulmani in Egitto. Dall’altra trova accordi in patria con l’esercito che è finanziato dagli Stati Uniti.

L’Arabia Saudita intanto si arma fino ai denti, secondo il rapporto sulla vendita di armi nel 2011 presentato al Congresso americano. Che cosa indica?
L’Arabia Saudita si è super armata, investendo decine di miliardi di dollari in aerei da guerra ed elicotteri. Si stanno preparano, in accordo con gli Usa, al disimpegno degli Stati Uniti nel Golfo. Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno comprato sistemi antimissile in funzione anti-iraniana, perché Teheran non si ritrovi a comandare nel Golfo, che è sicuramente il primo obiettivo dell’Iran.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Aiea l’Iran ha raddoppiato la sua capacità di raffinamento dell’uranio. Brutte notizie per Israele?
Io non credo che l’Iran stia portando avanti il suo programma nucleare per avere la bomba atomica e distruggere Israele. Penso voglia solo avere un’arma forte per negoziare con gli Stati Uniti. Perché prima o poi ci sarà un negoziato serio con gli Usa per definire le zone di influenza nel Golfo. L’Iran vuole ottenere una legittimazione dell’influenza che ha sull’Iraq e non solo. Anche la Turchia è interessata e ovviamente l’Arabia Saudita.

Israele resterà a guardare?
Israele continua a fare pressioni con un’arma spuntata, cioè la minaccia di un attacco militare all’Iran, che coinvolgerebbe gli Stati Uniti. Io non credo sia efficace, perché non penso che Israele possa distruggere l’Iran senza l’uso di armi nucleari, il cui utilizzo da parte di Tel Aviv mi sembra davvero improbabile.