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La sinistra ha fatto boom(erang)

ottobre 6, 1999 Amicone Luigi

“Di Pietro compie l’ennesima giravolta. Il vertice del partito
pone il veto alla discussione interna. Grazie ai giustizialisti Andreotti ha stravinto. Ci manca solo che scoprano qualche
pezzo grosso che faceva la spia per l’Urss e siamo a posto.
Se non si mobilitano le nuove generazioni, ho l’impressione
che la sinistra rischia il suicidio politico”. Parola di diessino doc

Emanule Macaluso, storico dirigente dell’ ex-Pci, giornalista, saggista, autore di un libro fresco di stampa sui complessi intrecci fra mafia e politica (Mafia senza identità, Marsilio) e militante diessino è visibilmente preoccupato per il destino della sinistra. Il direttore del mensile “Le ragioni del socialismo” non ha mai approvato la svolta giustizialista del suo partito e teme che ora non sia capace di trarre la lezione storica venuta dalla sentenza di Perugia. “Ho sempre detto che i nemici politici si combattono sul terreno della politica, non nei tribunali. Purtroppo l’attuale leadership teme il dibattito interno. E così prevedo nuove sconfitte, politiche e giudiziarie”.

Ma ha visto che coupe de theatre? Dalle colonne del Corriere della Sera Antonio Di Pietro ha rilanciato a sorpresa la proposta di Berlusconi di una commissione di inchiesta parlamentare su Tangento-poli. Senatore Macaluso, la segreteria del suo partito ha subito risposto picche, ma come spiega questa virata a 360 gradi dell’ex magistrato un tempo tanto idoleggiato anche dal suo segretario Veltroni?

Di Pietro è un personaggio tipico che compie atti per cui poi bisogna cercare una spiegazione; si dimette dalla magistratura e occorre una spiegazione; va a destra, va a sinistra, va con Fini, va con D’Alema. Bisognerebbe trovare sempre una spiegazione…

Per qualcuno la spiegazione è molto semplice: Di Pietro si sente mollato dai suoi ex-supporters, nell’Asinello il suo ruolo profetico è stato parecchio ridimensionato e così questa volta cerca di coinvolgere i Ds nel suo ennesimo “non ci sto”. Il senatore non è stupido, ma forse lievemente opportunista, non crede?

Di Pietro è stato candidato in uno dei collegi più forti della sinistra, è stato candidato da Massimo D’Alema che allora era segretario del Pds. Bisognava pensarci prima, non era poi difficile capire chi era Di Pietro. Allora si è pensato che poteva essere utile per quel momento senza riflettere su quali potevano essere le conseguenze per certi atti. Si è dato credito a Di Pietro mettendolo candidato in un collegio di sinistra e oggi si vede quali sono i risultati. La contraddizione è tutta all’interno dei Diesse.

C’è un altro personaggio che ricorre nella cronaca di questi giorni, Giancarlo Caselli che, dopo la sentenza di Perugia, ha parlato di “linciaggio nei confronti dei magistrati”. Cosa ne pensa?

Veramente io non ho visto nessun linciaggio, ci sono commenti che sono più o meno critici, più o meno argomentati, più o meno intelligenti, più o meno sui fatti, come è normale che sia nella vita pubblica e giornalistica. Tutto ciò è sufficiente per dire che la magistratura è aggredita e addirittura in pericolo? Come si fa a gridare all’allarme ogni qualvolta sia apre una discussione sull’operato della giustizia? E poi, scusate, volete che non faccia discutere l’esito di un processo in cui una pubblica accusa ha chiesto l’ergastolo per un sette volte presidente del consiglio, un uomo che è quasi l’incarnazione di mezzo secolo di storia politica italiana? Sono francamente sbalordito da queste uscite. C’è chi ha difeso i magistrati – e poi come si fa a dire: “i magistrati”? si tratta semplicemente di alcuni atti, di alcuni magistrati – come c’è chi li ha criticati e anche attaccati. Benissimo, questa è la vita democratica…

Tant’è che il direttopre di Micromega ha potuto definire quella di Perugia una sentenza “lurida”, senza che a nessuno dei suoi avversari gli venisse in mente di chiamare la Volante…

Già. E dato che la sentenza l’hanno scritta dei magistrati, togati, dei giudici, definirla “lurida” questo sì che parrebbe un dileggio e un’offesa. Ma non è che io mi stupisca che da parte di Flores D’Arcais si ricorra a questo linguaggio, né mi sento di dire che la magistratura è stata vilmente attaccata perché Flores ha detto queste parole. Fa parte del panorama.

Lino Jannuzzi ha scritto che “i giudici di Palermo dovranno fare i conti con l’unico vero problema del processo a Giulio Andreotti. Se non lo vogliono assolvere, come imporrebbero le risultanze processuali, non possono fingere che Andreotti sia l’ultimo arrivato, non possono dargli solo 15 anni come richiesto dalla stessa accusa che lo ha dipinto come la massima espressione della criminalità politica di questi cinquant‘anni”. Come le sembra questa provocazione?

Io sono esattamente di questa opinione e l’ho detto in tempi non sospetti. Se loro dicono che Andreotti si è incontrato con la cupola mafiosa, cinque volte mi pare, e in queste occasioni si è discusso anche del delitto Mattarella, nonché di altri fatti criminali, siccome a tutti coloro che facevano parte della cupola si è attribuita la corresponsabilità – perché questa è la linea che ha tenuto la Procura e la magistratura giudicante – e Andreotti non è stato genericamente un “associato”, ma si incontrava con i capi della mafia, aiutava e sosteneva questa cupola, bisogna che gli si diano tutte le responsabilità e quindi l’ergastolo. A me sembrano accuse fuori da ogni logica, ma se la logica dell’accusa è che Andreotti non solo ha baciato Riina, ma ha preso parte alle decisioni criminali della cupola, beh, bisogna essere coerenti fino in fondo. E invece no, chiedono “solo” quindici anni, invece del carcere a vita.

E sulla sentenza di Perugia lei che opinione ha?

Ma, sa, l’opinione mia è che è avvenuto quello che doveva avvenire. È quello che io temevo e che scrissi il giorno in cui venne incriminato Giulio Andreotti: cioè che sarebbe stato un boomerang. Un personaggio che io ho personalmente sempre criticato e anche molto aspramente, più aspramente di tutti quelli che lo hanno giudicato nel mio partito, perché ritengo che lui, soprattutto negli anni in cui è stato presidente del Consiglio non sia stato mai capace di governare bene, anche se in alcuni momenti ha fatto bene il suo lavoro di ministro. Però dopo avere portato nelle aule giudiziarie i comportamenti di Andreotti che sono, politicamente, censurabili e dopo questa assoluzione, non mi stupisce che sia ora sull’altare. Bisogna sempre prendere atto delle sconfitte: oggi tutti quelli che non erano riusciti a sconfiggerlo politicamente e ritenevano di avere una rivalsa sul terreno giudiziario, si trovano sconfitti, con un Andreotti più che riabilitato anche politicamente. Ecco qual è il risultato di queste straordinarie iniziative giudiziarie…

Un brutto passo falso di certa magistratura…

No, non sono solo errori di qualche magistrato. Le iniziative giudiziarie nei confronti di Andreotti sono avvenute in un certo clima, in una certa situazione, con un incoraggiamento politico di una certa parte della sinistra. E ora questa sinistra ne ha un boomerang…

In vista del congresso Ds lei ha posto questioni molto critiche nei confronti della attuale leadership. Come giudica lo stato del dibattito interno al suo partito?

Penso che ancora un vero dibattito non c’è. E temo che il Congresso sarà senza dibattito, che ancora una volta si andrà a un congresso ovattato, col silenziatore. Ma è una cosa che riguarda soprattutto le nuove generazioni, io ormai faccio soprattutto il giornalista. Però quelli che sono impegnati politicamente devono riflettere sul fatto che un congresso così opaco sarà un altro colpo alla sinistra. Coloro che pensano che un congresso vivace, con diverse mozioni, dove tutto venga alla luce in un confronto serrato, possa danneggiare, anche alla vigilia delle elezioni, credo che sbaglino: io penso che sia esattamente il contrario.

E cosa ha da dire in proposito delle rivelazioni che vengono dell’archivio Mitrokhin?

Io non ci vedo nulla di nuovo, tranne una cosa: se, come si accenna sempre, ci sono delle persone nel partito o fuori del partito, ambasciatori, giornalisti che hanno fatto lo spionaggio – perché una cosa è una visione politica o anche un finanziamento politico, che è stato dato al Pci come è stato dato dagli americani alla Dc, ai socialdemocratici e anche ai socialisti per un certo lungo periodo (Pietro Nenni prese contributi dall’Urss), un’altra è lo spionaggio, che consiste nel fornire notizie che danneggino il proprio paese, notizie militari, informazioni diplomatiche, ecc. – allora bisogna individuare chi sono, perché si tratta di fatti gravi, di reati ancora perseguibili, e comunque bisogna bollare queste persone per quelle che sono.

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