La P4 non esiste e Papa non doveva andare in galera. Sorpresi?

Il tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato la richiesta dei pm Woodcock e Curcio avversa alla scarcerazione di Papa. «Non c’erano i presupposti per l’arresto perché non c’erano i presupposti per contestare il reato di associazione a delinquere».

101 giorni. Più di tre mesi di galeraIl prezzo che ha dovuto pagare Alfonso Papa, reo di appartenere alla P4, fantomatico sequel di “Propaganda 2”, del regista occulto Licio Gelli. Dopo la Cassazione, anche il tribunale del Riesame di Napoli mette la propria firma all’epitaffio dell’ennesima creatura fantastica del circuito mediatico giudiziario. I giudici hanno confermato quanto già aveva dichiarato la Corte di Cassazione, rigettando la richiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio avversi alla scarcerazione del deputato del Pdl. «Non c’erano i presupposti per l’arresto perché non c’erano i presupposti per contestare il reato di associazione a delinquere». Non c’erano i presupposti per catapultare un deputato da Montecitorio a Poggio Reale, non c’erano i presupposti per sostenere l’esistenza della P4.

Il Tribunale del Riesame non solo ha dichiarato l’insussistenza dei gravi indizi gravanti su Papa per l’associazione a delinquere ma anche di quelli relativi al tentativo di concussione ai danni di Giuseppe De Martino e alla ricettazione di schede telefoniche. «La pubblica accusa subisce l’ennesimo colpo di scure» dichiara Papa: «Dei ventisei capi di imputazione inizialmente contestatimi oggi ne sopravvivono due». I pronunciamenti non lo stupiscono e «confermano la falsità delle accuse» e la sua fiducia nella Giustizia. «Di questo mirabolante processo, che i giornalisti seguono assai poco, non perdo neppure un’udienza. Ogni appuntamento con i miei ex colleghi di Napoli è un salto nel passato».

Papa continua la sua battaglia contro l’abuso della carcerazione preventiva, con una proposta di legge per modificarla già firmata da quasi trecento parlamentari.