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La nuova invenzione per “camminare” nell’acqua

settembre 26, 2017 Redazione

Swimmy, creazione di Gianfranco Rossi, è un incrocio tra una bicicletta e una tavola da surf che consente la navigazione da proni. Sarà presentata al Palazzo della Cancelleria di Roma

swimmy

Tra le varie macchine idrauliche e marittime ideate da Leonardo Da Vinci, il genio toscano ideò anche invenzioni curiose, come i galleggianti per camminare sull’acqua (dei supporti da attaccare ai piedi e due racchette per mantenere l’equilibrio) e i guanti palmati (ad imitazione degli arti dei palmipedi, da legare attorno al polso). Osservando proprio questo guanto alla mostra su Leonardo Da Vinci al Palazzo della Cancelleria di Roma, Gianfranco Rossi, laureato in filosofia, regista, autore di Radio3 Rai, inventore e titolare di decine di brevetti industriali, si è domandato come rendere quella ingegnosa invenzione un mezzo di trasporto acquatico. Da qui è nata l’idea di Swimmy, un incrocio tra una bicicletta e una tavola da surf che consente una “camminata” rasentando il bordo dell’acqua. Questa creazione dotata di pedali è ergonomica, leggera ed ecocompatibile.

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L’opera sarà esposta all’interno della mostra “Leonardo Da Vinci: il genio e le invenzioni – le grandi macchine interattive” al Palazzo della Cancelleria dal 27 settembre al 31 ottobre. Durante l’inaugurazione dell’esposizione di Swimmy, mercoledì 27 settembre alle ore 18, il direttore Augusto Biagi consegnerà il premio europeo “Il Genio e le Invenzioni” a Gianfranco Rossi come persona che nell’arco del 2017 si è distinta per innovazione e idea futurista.

«Guardando quel guanto palmato di Leonardo, ho capito che per essere davvero efficiente la propulsione doveva essere posteriore, cioè venire dalle gambe» racconta Rossi a tempi.it. «Credo molto nella frase di Leibniz: “Niente è più importante che poter osservare le fonti dell’invenzione che sono, a mio parere, più interessanti delle invenzioni stesse”». La sua invenzione però non vuole essere solo un esercizio teorico-tecnico: «Vorrei che Swimmy divenisse uno strumento utilizzato da tutti perché garantisce un’esperienza nuova, permettendo di raggiungere una completa sintonia con il mare». Anche perché, ricorda Rossi, sono stati investiti parecchi fondi per realizzare questo oggetto.

Il primo schizzo di Swimmy risale al 2010, quando Rossi iniziò a collaborare con Mario Vernacchia, ingegnere e designer esperto in aerodinamica, noto per avere disegnato diversi modelli di Ferrari, veicoli da trasporto collettivo come il treno ad alta velocità italiano Frecciarossa, le metropolitane di Miami, i tram di San Francisco. Sono stati realizzati tre prototipi prima di arrivare alla versione definitiva, sperimentata in acqua presso la Vasca Navale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia), mettendo così a punto una idrodinamica definitiva. Nell’agosto 2014 è stato depositato il brevetto italiano per invenzione industriale di Swimmy e poco dopo è seguito anche un brevetto internazionale (modalità PCT). Swimmy è stato brevettato anche negli Stati Uniti, in Cina, Australia, Brasile e altri paesi paesi ancora. «I brevetti sono molto costosi. E ancora di più lo è la produzione su scala industriale».

Nel mondo contemporaneo dove l’invenzione per antonomasia riguarda per la maggior parte oggetti digitali e tecnologici, colpisce la fisicità e apparente semplicità di questa macchina. «Ci si butta sul digitale perché si pensa che ormai è già stato inventato tutto. Ma non è vero. Figurarsi che quando Edison inventò la lampadina, il direttore dell’ufficio brevetti di New York disse che ormai non si poteva più inventare niente perché il mondo aveva già tutto» dice Rossi. «Invece tutto è migliorabile e modificabile, anche una semplice forchetta. Certo, bisogna trovare un buon motivo per giustificare gli investimenti».

Rossi è grato al ministero dell’Economia e delle Finanze per il sostegno economico accordato alla sua invenzione, ma ritiene che la pubblicità diffusa dal ministero per incoraggiare la richiesta di brevetti sia deleteria. «Non si può dire: “Se hai un’idea corri a brevettarla” perché l’idea da sola non basta. Bisogna invece soffermarsi a riflettere, controllare che altri non abbiamo già realizzato quell’invenzione (nel 99,9 per cento dei casi è così) e valutare tutti i pro e i contro. Bisogna essere molto autocritici prima di richiedere un finanziamento».  Lo stesso Rossi non ama definirsi un inventore: «È una parola troppo impegnativa. Io preferisco definirmi “titolare di invenzioni industriali”».

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