“La mia onda”. Nuove forme di educazione in Israele

L’esperienza di un’associazione che raccoglie ragazzi in situazioni precarie e, attraverso il surf, cambia loro la vita

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Il surf o surf da onda (in hawaiiano he’e nalu, “scivolare sulle onde”) è uno sport acquatico che consiste nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola da surf (o surfboard). La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete.

Da tempo il nostro primogenito, ingegnere nell’industria aeronautica, non aveva più la solita scintilla negli occhi. «Un buon salario non è tutto nella vita, mi manca qualcosa!». Dopo anni di interminabili giornate tra materiali compositi e computer si è imbattuto in Yaron e Omer due giovani pieni di entusiasmo, con una passione infinita per il mare e per la gente, che raccolgono ragazzi in situazioni precarie e, attraverso il surf, cambiano loro la vita.

«La nostra associazione gestisce un programma di sviluppo personale per i giovani a rischio attraverso il surf. Ragazzi e ragazze scelgono un destino diverso e riescono a sfuggire al mondo della criminalità di strada e si incamminano verso una nuova realtà. Ci imbattiamo in situazioni avvincenti che ci riempiono di emozione e soddisfazione come la storia di un ragazzo di Bat Yam, un sobborgo di Tel Aviv, sul quale gravavano tre procedimenti penali che dopo un corso nella “Mia Onda” si è riinserito a scuola e poi si è arruolato all’esercito come tutti gli altri suoi coetanei​​.

Ci sono gruppi misti e affiatati di ragazzi ebrei, musulmani e cristiani che navigando insieme con il loro surf, affrontano con serenità e coraggio la paura, il conflitto e la ricerca di equilibrio, metafore della la realtà di oggi.

Le ragazze acquistano coraggio e sicurezza nelle proprie capacità e scoprono la bellezza di nuovi valori, capiscono che ci sono opportunità diverse. Bisognerebbe venire e vedere con i propri occhi la dinamica che si crea tra i ragazzi, i loro istruttori e le onde spumeggianti. Sono soddisfazioni ci danno la forza di continuare a promuovere il lavoro e l’organizzazione e a consentire molte molte altre attività.

«Abbiamo scelto uno staff di super istruttori giovani, che credono nell’educazione e nel futuro di Israele. Andiamo nelle scuole e nei centri speciali e, insieme a dirigenti scolastici e professori, cerchiamo i ragazzi e le ragazze che hanno bisogno di essere incanalati in un ambito pedagogico alternativo. Gli assessori alla gioventù dei vari municipi ci incoraggiano e sostengono come possono le nostre attività». Yaron continua il suo racconto: «Abbiamo istituito l’associazione “La mia onda”-“HaGal Sheli” nel 2012. Siamo partiti con 10 ragazzi istruendoli volontariamente una volta alla settimana. Ci siamo innamorati e completamente dedicati a questo ideale. Una missione. Abbiamo abbandonato il nostro lavoro e con una serie di prestiti abbiamo acquistato tavole da surf, tute e assicurazioni. Il surf è uno sport estremo che unisce l’apprendimento, l’esperienza e la sperimentazione e la nostra idea principale è quella di utilizzare il surf come strumento educativo. L’obiettivo è non rinunciare, impegnarsi e alla fine riuscire, nel mare come nella vita! Alla fine del corso i ragazzi ricevono un certificato che concede loro il diritto di venire al nostro centro, prendere una tavola da surf e navigare quando lo desiderano e gratis, per sempre. Così questo luogo è diventato una casa per molti di questi ragazzi, il momento di incontro. I giovani che dimostrano un talento speciale vengono iscritti a nostre spese a Wingate, il più prestigioso istituto per lo studio dello sport in Israele, per divenire istruttori di surf e divengono “fratelli grandi” di altri che si aggregano al nostro programma. Dal primo progetto pilota a Bat Yam abbiamo aperto altri tre Centri: a Tel Aviv , Kfar Galim e Mevoot Yam. Lavoriamo ogni anno con 35 gruppi , 32 istruttori e 350 giovani a rischio, che cavalcando sull’onda si imbattono in un futuro migliore!».

Senza dubbio il salario non è tutto e se si ha il coraggio di affrontare una nuova vita, magari meno comoda, per curarsi di chi non ha mai conosciuto comodità e agi nella vita, la scintilla ritorna negli occhi e anche il sorriso. E cosi il nostro Gal, che tradotto dall’ebraico significa “onda”, ha abbandonato uffici e computers ed è entrato a far parte di questo progetto prezioso. E noi non possiamo che ammirarlo, benedirlo e sostenere le sue scelte! Il link mostra i volti e i successi di questi ragazzi.

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