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“La mia onda”. Nuove forme di educazione in Israele

settembre 1, 2017 Angelica Edna Calò Livnè

L’esperienza di un’associazione che raccoglie ragazzi in situazioni precarie e, attraverso il surf, cambia loro la vita

surf-israele

Il surf o surf da onda (in hawaiiano he’e nalu, “scivolare sulle onde”) è uno sport acquatico che consiste nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola da surf (o surfboard). La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete.

Da tempo il nostro primogenito, ingegnere nell’industria aeronautica, non aveva più la solita scintilla negli occhi. «Un buon salario non è tutto nella vita, mi manca qualcosa!». Dopo anni di interminabili giornate tra materiali compositi e computer si è imbattuto in Yaron e Omer due giovani pieni di entusiasmo, con una passione infinita per il mare e per la gente, che raccolgono ragazzi in situazioni precarie e, attraverso il surf, cambiano loro la vita.

«La nostra associazione gestisce un programma di sviluppo personale per i giovani a rischio attraverso il surf. Ragazzi e ragazze scelgono un destino diverso e riescono a sfuggire al mondo della criminalità di strada e si incamminano verso una nuova realtà. Ci imbattiamo in situazioni avvincenti che ci riempiono di emozione e soddisfazione come la storia di un ragazzo di Bat Yam, un sobborgo di Tel Aviv, sul quale gravavano tre procedimenti penali che dopo un corso nella “Mia Onda” si è riinserito a scuola e poi si è arruolato all’esercito come tutti gli altri suoi coetanei​​.

Ci sono gruppi misti e affiatati di ragazzi ebrei, musulmani e cristiani che navigando insieme con il loro surf, affrontano con serenità e coraggio la paura, il conflitto e la ricerca di equilibrio, metafore della la realtà di oggi.

Le ragazze acquistano coraggio e sicurezza nelle proprie capacità e scoprono la bellezza di nuovi valori, capiscono che ci sono opportunità diverse. Bisognerebbe venire e vedere con i propri occhi la dinamica che si crea tra i ragazzi, i loro istruttori e le onde spumeggianti. Sono soddisfazioni ci danno la forza di continuare a promuovere il lavoro e l’organizzazione e a consentire molte molte altre attività.

«Abbiamo scelto uno staff di super istruttori giovani, che credono nell’educazione e nel futuro di Israele. Andiamo nelle scuole e nei centri speciali e, insieme a dirigenti scolastici e professori, cerchiamo i ragazzi e le ragazze che hanno bisogno di essere incanalati in un ambito pedagogico alternativo. Gli assessori alla gioventù dei vari municipi ci incoraggiano e sostengono come possono le nostre attività». Yaron continua il suo racconto: «Abbiamo istituito l’associazione “La mia onda”-“HaGal Sheli” nel 2012. Siamo partiti con 10 ragazzi istruendoli volontariamente una volta alla settimana. Ci siamo innamorati e completamente dedicati a questo ideale. Una missione. Abbiamo abbandonato il nostro lavoro e con una serie di prestiti abbiamo acquistato tavole da surf, tute e assicurazioni. Il surf è uno sport estremo che unisce l’apprendimento, l’esperienza e la sperimentazione e la nostra idea principale è quella di utilizzare il surf come strumento educativo. L’obiettivo è non rinunciare, impegnarsi e alla fine riuscire, nel mare come nella vita! Alla fine del corso i ragazzi ricevono un certificato che concede loro il diritto di venire al nostro centro, prendere una tavola da surf e navigare quando lo desiderano e gratis, per sempre. Così questo luogo è diventato una casa per molti di questi ragazzi, il momento di incontro. I giovani che dimostrano un talento speciale vengono iscritti a nostre spese a Wingate, il più prestigioso istituto per lo studio dello sport in Israele, per divenire istruttori di surf e divengono “fratelli grandi” di altri che si aggregano al nostro programma. Dal primo progetto pilota a Bat Yam abbiamo aperto altri tre Centri: a Tel Aviv , Kfar Galim e Mevoot Yam. Lavoriamo ogni anno con 35 gruppi , 32 istruttori e 350 giovani a rischio, che cavalcando sull’onda si imbattono in un futuro migliore!».

Senza dubbio il salario non è tutto e se si ha il coraggio di affrontare una nuova vita, magari meno comoda, per curarsi di chi non ha mai conosciuto comodità e agi nella vita, la scintilla ritorna negli occhi e anche il sorriso. E cosi il nostro Gal, che tradotto dall’ebraico significa “onda”, ha abbandonato uffici e computers ed è entrato a far parte di questo progetto prezioso. E noi non possiamo che ammirarlo, benedirlo e sostenere le sue scelte! Il link mostra i volti e i successi di questi ragazzi.

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