La Libia “festeggia” due anni di Primavera araba: «Dividete il paese in tre o rubiamo il petrolio»

Ibrahim Al Jathran, a capo della brigata Hamza, ha sequestrato i porti petroliferi di Es Sider, Brega e Ras Lanuf, ha dichiarato la Cirenaica indipendente e si è messo a capo di un governo ombra

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La Libia ha da poco festeggiato (20 ottobre) il secondo anniversario dell’uccisione di Gheddafi e della “Primavera araba” e per capire il suo stato di salute basta leggere le parole pronunciate a Reuters da Ibrahim Al Jathran, eroe di guerra di 33 anni che ha contribuito alla caduta del rais e che oggi sfida frontalmente la capitale Tripoli chiedendo la divisione in tre del paese.

PRESA DEI PORTI PETROLIFERI. Per essersi opposto a Gheddafi e aver passato sette anni in prigione, dopo la rivoluzione Al Jathran è stato nominato a capo del Corpo di guardia del petrolio, con il compito di proteggere dalle bande armate che scorrazzano liberamente per la Libia porti e impianti petroliferi.
Scontento di come i proventi del petrolio vengono spartiti tra le diverse parti del paese, Al Jathran, che guida la brigata Hamza composta da diverse migliaia di uomini armati, ha conquistato i porti petroliferi di Es Sider, Brega e Ras Lanuf, bloccando le vendite di petrolio, facendo perdere al suo paese circa 5 miliardi di dollari: «Rubare il petrolio non è un delitto, se fatto in nome della giustizia», ha dichiarato.

DIVISIONE IN TRE DELLA LIBIA. Forte delle sue conquiste, si è messo a capo di un movimento indipendentista che ha dichiarato autonoma la Cirenaica, la parte orientale del paese dove si trovano il 60 per cento dei pozzi petroliferi, e si è messo a capo del governo ombra che la comanda. «Dobbiamo tornare alla Costituzione del 1951 che prevede un sistema federale e dividere la Libia in tre: la Tripolitania, la Cirenaica e il Fezzan al sud. Ora abbiamo un governo a Tripoli centralizzato e controllato dai Fratelli Musulmani. Non ci sarà mai stabilità senza un governo federale», ha dichiarato a Reuters.
Secondo Al Jathran, Tripoli vende il petrolio estratto in Cirenaica ma non restituisce poi alla regione abbastanza di quanto guadagnato: «Il petrolio dovrebbe beneficiare tutto il popolo libico, ma non è così».

STATO FUORI CONTROLLO. Mentre Al Jathran minaccia di vendere privatamente il petrolio di cui è in possesso a investitori esteri, il paese è nel caos più totale. La scorsa settimana il governo ha chiesto alle comunità religiose cattoliche di lasciare il paese perché lo Stato non è più in grado di garantire la loro incolumità, bersagliati come sono da milizie islamiste. Due settimane fa il premier Ali Zeidan è stato sequestrato da gruppi armati e l’esercito è troppo debole per garantire la sicurezza nel paese. I ministeri nella capitale vengono spesso occupati da brigate armate, che non li lasciano fino a quando il Parlamento non soddisfa le richieste dei guerriglieri.

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