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La Francia ha un problemino con l’islam. Il caso dell’imam Doudi

aprile 9, 2018 Leone Grotti

Da 30 anni veicola odio contro ebrei, donne e cristiani ma solo un mese fa una commissione ne ha «consigliato» l’espulsione. Macron ha l’occasione di dimostrare che intende davvero fare qualcosa contro l’estremismo islamico.

La Francia che si gloria di fare della laicità la sua bandiera ha un problema con l’islam grande quanto la Tour Eiffel. Non da oggi, ma due fatti recenti lo confermano e costituiscono un dilemma che il presidente Emmanuel Macron dovrà risolvere, se non vorrà vedere la sua popolarità colare a picco come negli ultimi mesi (il 57% dei francesi giudica negativamente il suo operato).

IMAM SALAFITA. A inizio marzo su iniziativa della prefettura di Marsiglia una commissione ha dato parere favorevole all’espulsione dell’imam algerino El-Hadi Doudi. Salafita di 63 anni, in Francia dal 1981, seguace dichiarato (e poi «pentito») di Osama bin Laden, predica da decenni nella moschea Sounna, che si affaccia sul Boulevard National nel terzo arrondissement di Marsiglia. La commissione ha analizzato un campionario di quello che l’imam ha predicato tra il 2013 e il 2017, una summa del suo pensiero che ha veicolato per oltre 30 anni in città.

«LAPIDARE LE ADULTERE». Doudi ha spesso definito gli ebrei «impuri, fratelli delle scimmie e dei porci», ha raccomandato «la decapitazione e la lapidazione delle adultere», aggiungendo che è «insopportabile sentire dei musulmani che criticano la lapidazione qualificandola come una barbarie» e ricordando che «le donne non devono uscire di casa senza autorizzazione». Ha inoltre giustificato ripetutamente gli attentati jihadisti e ricordato che «gli apostati devono essere eliminati con la pena di morte per proteggere i musulmani».

«LO DICE IL CORANO». Gli inquirenti erano perfettamente a conoscenza dell’ideologia propagandata dall’imam, ma hanno sempre lasciato correre, anche perché Doudi si giustificava così: «Le cose che dico sono contenute nei testi sacri dell’islam. Il Corano giustifica lapidazione e jihad. Essendo un imam, prima o poi devo leggere questi versetti». A dicembre, in una serie di operazioni scattate in seguito all’ondata di attentati terroristici subiti dalla Francia, anche la sua moschea è stata chiusa. Oggi l’imam si difende, spiegando che «sono contrario agli attentati» e anche i fedeli che lo seguono garantiscono che «lui è un argine agli islamici radicali e un grande professore».
La decisione sulla sua espulsione spetta ora al ministero degli Interni francese ed è probabile che dopo l’ultimo attentato di Trèbes, Macron decida di lanciare finalmente un segnale. Commemorando il gendarme Arnaud Beltrame, il presidente francese ha affermato che «non dobbiamo combattere solo l’Isis, ma anche l’islamismo sotterraneo, che lavora silenziosamente». Tanti francesi si augurano che sia la volta buona, ma resta da capire perché simili discorsi siano stati tollerati per decenni.

FANATICI “AMMONISCONO” LE SUORE. Che la religione di Maometto goda ancora in Francia di una sorta di intoccabilità lo dimostra anche la pena leggera comminata a due fanatici dal tribunale di Verdun. I due uomini in questione, di 26 e 28 anni, erano entrati nel 2017 in un carmelo della città con la scusa di «parlare di religione», per poi ammonire così ripetutamente le suore: «Convertitevi all’islam o andrete all’inferno». Non hanno cercato di fare loro del male ma, come dichiarato dalle religiose, «erano molto insistenti».
Le carmelitane avevano ancora viva nella mente la memoria dell’omicidio di padre Jacques Hamel, sgozzato durante la Messa appena un anno prima, e si sono comprensibilmente spaventate. Anche perché i due giovani hanno poi deciso di partecipare ai vespri nella cappella del convento, disturbando la preghiera pronunciando ad alta voce versetti islamici e scrivendo sui libri delle orazioni incitazioni alla conversione all’islam.

DIALETTICA RELIGIOSA. I giudici hanno deciso di condannare i due uomini a dieci mesi di carcere con la condizionale, lasciandoli dunque liberi, spiegando che «i loro discorsi non erano radicali e non avevano come scopo quello di intimidire le religiose». I due uomini del resto hanno dichiarato che volevano soltanto mostrare come «la religione musulmana può correggere gli errori del cristianesimo». L’irruzione nel convento delle suore contemplative è stato dunque sminuito e ridotto a dialettica religiosa, un po’ come le proposizioni di Doudi sono state per 30 anni tollerate come insegnamento religioso. Se il sulfureo imam verrà espulso si potrà dire che qualcosa sta cambiando, ma il suo avvocato è tranquillo: «Se il ministero emetterà il decreto di espulsione faremo ricorso a Parigi e alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

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