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La fanciulla americana approda a Cagliari così come Puccini la compose

ottobre 12, 2017 Giuseppe Pennisi

Questo è l’anno di La fanciulla del West. Settima opera di Giacomo Puccini, composta nel 1910 su libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini dal dramma di David Belasco, debuttò al Metropolitan con un cast stellare guidato da Arturo Toscanini. E’ noto che Toscanini aveva un pessimo carattere. E’ meno noto che aveva la pessima […]

atto II (foto di Mitchell Kearney) Opera Carolina Charlotte-3

Questo è l’anno di La fanciulla del West. Settima opera di Giacomo Puccini, composta nel 1910 su libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini dal dramma di David Belasco, debuttò al Metropolitan con un cast stellare guidato da Arturo Toscanini. E’ noto che Toscanini aveva un pessimo carattere. E’ meno noto che aveva la pessima abitudine di rimettere mano alle partiture dei compositori, di cui era invitato ad eseguire i lavori ed è ancora meno noto che a Milano nel 1919 fu capolista del Partito Nazionale Fascista alle elezioni comunali. Lasciamo ad altri commentare questa chicca di storia politica. Più importante in questa sede è il rimaneggiamento delle partiture: ne soffrì soprattutto Franco Alfano, il cui finale integrale di Turandot è stato riproposto negli Anni Sessanta del secolo scorso, ma nonostante la sua innegabile superiorità rispetto a quello ‘di tradizione’ si usa ancora oggi la versione ‘ritoccata’ da Toscanini. Per La fanciulla del West la mano di Toscanini comportò l’eliminazione di un duettino tra la protagonista ed un giovane indiano, un certo numero di battute nella rissa tra minatori al primo atto e soprattutto una sostanziale semplificazione dell’orchestrazione (l’orchestra – scrisse Gianandrea Gavazzeni – è la vera protagonista del lavoro).

La fanciulla del West debuttò al Metropolitan di New York nel 1910. Sul podio Arturo Toscanini come si è detto. Cantavano Enrico Caruso, Emmy Destinn e Pasquale Amato. La Scala ospitò la prima ripresa con Tullio Serafin nel 1912. Tra le riprese scaligere ricordiamo almeno la prima con Victor De Sabata (1930), le ultime con la regia di Jonathan Miller e le direzioni di Lorin Maazel (1991) e Giuseppe Sinopoli (1995) e quelle con Franco Corelli e Gigliola Frazzoni dirette da Antonino Votto nel 1956/57 e da Gianandrea Gavazzeni nel 1964.

Alla Scala è stata presentata in maggio 2016 una nuova produzione di Robert Carsen con Riccardo Chailly sul podio. Chailly aveva promesso un meticoloso lavoro per restituire La fanciulla del West alla stesura originale di Puccini. Il diavolo, però, ci ha messo la coda: la protagonista scritturata Eva-Maria Westbroek si è ammalata ed è stata sostituita da Barbara Haveman che ha cantato il ruolo a Francoforte (sono pochi i soprano che lo affrontano) la quale è di fatto andata in scena senza prove. Quindi non si è ascoltato il ‘duettino’ ma in compenso la scena della rissa tra minatori e l’orchestrazione sono come volute da Puccini. Quindi una ‘prima mondiale’ a tre quarti e qualche fischio al termine dello spettacolo.

L’opera inaugurerà la stagione del San Carlo.Ma le vera sorpresa sarà a Cagliari, dove l’opera (in scena dal 20 ottobre) è il frutto di una coproduzione con due importanti teatri americani (La New York City Opera e la Opera House di Charlotte, North Carolina) e del circuito toscano (Lucca, ecc.) A Charlotte è andata in scena con successo in aprile. In settembre ‘ha ‘stregato’ New York secondo la stampa locale. Sono stati riaperti ‘i tagli toscaniniani’. Quindi per la prima volta sarà presentata come Puccini la compose.

Puccini era affascinato dalla ‘settimana arte’, il cinematografo e La fanciulla del West sembra un copione per Hollywood. Nella California delle febbre dell’oro, Minnie gestisce un “saloon” per minatori; si trinca whisky; ci si azzuffa e si spara, ma in un’atmosfera da Cral (ossia da dopolavoro) poiché tra una rissa e l’altra, la bella giovane ostessa da tutti desiderata tiene lezioni di alfabetizzazione e spiega la Bibbia. Lo sceriffo Jack vorrebbe portarsela a letto, ma la fanciulla lo respinge sia perché non ha “ancora dato il primo bacio”, sia in quanto innamoratasi dello “straniero” Dick (che in lingua inglese è anche un modo educato per indicare chi sa utilizzare a pieno il proprio fallo) da desiderare di andare con lui sotto le lenzuola. Dick è un ladrone in fuga, ma Minnie non lo sa. Finisce col pernottare (ma in giacigli separati) nella casa della ragazza. Lo sceriffo lo scopre, Minnie ingaggia con lui una partita di poker dove mette in palio la vita di Dick o la propria verginità. Barando, vince e salva temporaneamente il ladrone di cui è innamorata. Braccato, quest’ultimo finirebbe sulla forca se non arrivasse a cavallo, Minnie con due Colt cariche di piombo e un discorso ai minatori. Dick viene perdonato e i due lasciano la California.
La fanciulla del West richiede un maestro concertatori e cantanti attori di grande vaglia. Il ruolo di Minnie è scritto per un soprano wagneriano (ricordo la Nilsson diretta da von Matacic) ma anche in grado di andare a cavallo ed utilizzare carabina e pistola. Dirige Renato Renzetti. Regia scene ed americanissimi costumi sono di Ivan Stefanutti. Neri ruoli principali cantano, Svetla Vassilleva, Roberto Frontali, e Marcello Giordani.

Foto di Mitchell Kearney

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