La buona scuola proposta dal governo Renzi. Prime valutazioni (non sfugga una perla preziosa)

La Buona Scuola: tout court. C’è una sola e unica scuola, pubblica, cioè per tutti, che deve diventare buona attraverso il patto tra istituzioni e famiglia che deve scegliere

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buona-scuolaEffettivamente, un po’ ci siamo stupiti: la promessa è stata mantenuta. Uno stupore non tanto per l’impegno ad assumere i quasi 150.000 precari delle Gae (Graduatorie Ad Esaurimento… nervoso) all’1 settembre 2015: i poveretti aspettano – alcuni con i capelli bianchi – da qualche decennio; non solamente per la dichiarazione che occorre premiare i docenti meritevoli: basta chiedere ai nostri figli se il merito esiste o no; neppure è stata motivo di stupore l’affermazione – in estrema sintesi – che troppa tecnologia, troppa burocrazia sono indigeste, e che anch’esse devono essere non faraoniche ma gestibili e gestite.

Lo stupore sta nei dettagli, più che nei contenuti. A partire dal linguaggio: tutto è chiaro come se fossimo seduti in poltrona nel salotto buono, ad ascoltare un racconto che dosa dramma e speranza, senso del peccato (le migliaia di leggi colpevolmente stratificate) e squarci di luce (la rinascita di un corpus di poche decine)… Singolare e accattivante l’immagine del “patto formativo”:  «Vi propongo una cosa diversa: un patto formativo, non l’ennesima riforma». Ci vuole coraggio: un patto implica una reciprocità. Il Governo fa il primo passo: squaderna la situazione in modo chiaro; al cittadino il compito di rispondere con un impegno di riflessione. Con un pizzico di poesia: «Costruire una occasione di bellezza educativa per i nostri figli e per le famiglie che spesso vedono nella scuola non un posto dove stare sicuri ma di preoccupazione», per non dire di disperazione. Evidentemente l’Italia ha bisogno di spiegare a se stessa, all’Europa e al mondo come mai dal 1948 ad oggi due diritti sanciti dalla Costituzione, la libertà di scelta educativa della famiglia in un pluralismo educativo e la libertà di insegnamento, non trovano garanzia.

Dunque il premier invita a leggere e commentare. Volentieri. «Metteremo più soldi, ma facendo comunque tanta spending review: perché educare non è mai un costo, ma gli sprechi sono inaccettabili soprattutto nei settori chiave». Inaccettabili perché sono sprecati i soldi dei cittadini, ad esempio per pagare lo stipendio a chi legge il giornale in classe, oppure a chi si defila per malattia virtuale, o anche per costruire aule “con la cresta” (per gli amministratori di turno?), i cui muri si sfondano alla prima cartellata dei pargoli…
Non solo gli sprechi di pubblico denaro sono inaccettabili. Anche lo spreco dell’intelligenza dei ragazzi è da evitare: occorre ripensare ciò che si impara a scuola. Neppure il tablet è sufficiente per imparare. L’alternanza Scuola-Lavoro è proposta come obbligatoria negli ultimi tre anni degli Istituti tecnici e professionali per almeno 200 ore l’anno insieme al potenziamento delle esperienze di apprendistato sperimentale. Testa mani cuore: da non sprecare. Anche questo attiene alla “garanzia di diritti riconosciuti”.

La Buona Scuola: tout court. C’è una sola e unica scuola, pubblica, cioè per tutti, che deve diventare buona attraverso il patto tra Istituzioni e Famiglia che deve scegliere. Al Capitolo 3, sull’Autonomia, a pag. 65 si legge col gusto di una speranza di giustizia: (si propone) «un modello di valutazione che renda giustizia al percorso che ciascuna scuola intraprende per migliorarsi e allo stesso tempo costituisce un buono strumento di lettura a chi è esterno alla scuola. Il Sistema Nazionale di Valutazione sarà reso operativo dal prossimo anno scolastico per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie». In una virgola e tre aggettivi stanno le speranze di giustizia per chi sa di dover esercitare un diritto di scelta, consapevole e incontrovertibile. E basato su risultanze concretissime, terra terra, fatte di numeri. Non deve sfuggire una perla preziosa, nascosta nel riquadro azzurrino a pag. 67, che riguarda l’attenzione dovuta al bilancio, da parte del cittadino intelligente: il bilancio di previsione e conto consuntivo deve riportare la descrizione analitica dell’impiego delle risorse provenienti da Stato, Enti locali, famiglie e privati… il tutto in rapporto al risultato finale, cioè l’alunno, il figlio come la famiglia lo sogna. Si dovrà riflettere, e molto, sui numeri e sul lavoro svolto. Il cittadino non deve mollare, anche per accertarsi che si verifichi la condizione vitale di certezza di risorse e procedure semplificate – e forse non solo in rapporto alle scuole pubbliche paritarie, a cui il patto del Governo fa esplicito riferimento. Di burocrazia amministrativa, infatti, muore anche la scuola pubblica statale.

L’antidoto? Fatta salva la documentata solidità di salute fisica e mentale di migliaia di dirigenti scolastici italiani, a loro spettano maggiori poteri decisionali e gestionali, competenze appropriate che non possono non avere per contribuire alla “buona scuola” che il cittadino si aspetta. Statale o paritaria non importa: a entrambe toccano i conti della serva, come le glorie della cultura, in una libertà di insegnamento che solo un preside gestore, o un preside unitamente al gestore, può garantire.

Il ruolo dello Stato: controllare, con ispettori competenti, integerrimi e non ideologici. I tempi sono passati, anche se forse la tenia dell’ideologia è dura a morire.

Infine:

1) la valorizzazione dei docenti e riconoscimento del merito sono risorsa insostituibile per la scuola e la società;

2) una buona, sana e necessaria concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato è l’humus della libertà di scelta educativa;

3) l’abbassamento dei costi e la destinazione di ciò che era sprecato ad altri scopi rende giustizia al cittadino nelle sue fatiche e pene economiche;

4) l’innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la naturale fine delle scuole non adeguate condurrà ad un Sistema Nazionale di Istruzione d’eccellenza;

5) la dignità restituita ai genitori di esercitare la propria responsabilità educativa sui figli sarà un ruolo ritrovato in una libertà ritrovata.

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