La Basilicata vuole aiutare le donne che rinunciano all’aborto. La Cgil: «Vergognoso attacco alla 194»

Il Consiglio regionale propone un assegno mensile di 250 euro alla madre che tiene il bambino. Loredana Taddei, responsabile “politiche di genere” del sindacato, si infuria

In Italia si può immaginare di aiutare le future madri in difficoltà, magari con un assegno mensile che, per quanto striminzito, le incoraggi a non optare per l’aborto? A quanto pare no. Non secondo gli addetti alle “politiche di genere” della Cgil come Loredana Taddei, la quale ha reagito malissimo alla proposta di legge in discussione presso una commissione consiliare della Regione Basilicata che prevede appunto – come spiega Avvenire – «l’adozione di un sostegno da 250 euro mensili, per 18 mesi, al fine di “tutelare e sostenere la maternità con un aiuto concreto alle tante donne che, trovandosi in difficoltà economica si vedono costrette a rinunciare al proprio bambino”».

NESSUNO VOTO PREVISTO. L’ira funesta della dirigente sindacale contro la proposta redatta dai consiglieri Aurelio Pace (Gruppo Misto) e Luigi Bradascio (Pp) non si è placata neanche davanti al fatto che la bozza, prosegue il quotidiano cattolico, «non può nemmeno essere “imputata” perché l’autore della stessa, “recependo le considerazioni emerse dal primo dibattito, ne sta realizzando una nuova che presto torneremo a valutare e a discutere”». Insomma, «il vecchio testo non doveva neanche uscire dall’aula, non essendo interessato da alcun voto». Ma ormai è tardi per le precisazioni: la Taddei, imbeccata da un solerte consigliere “amico”, si è scatenata.

«NON È “CAUSA DI MORTE”». «Secondo la responsabile nazionale delle “politiche di genere” della Cgil, si tratta di «una proposta vergognosa, l’ennesimo attacco mascherato alla legge 194», per di più escogitato da im Consiglio regionale «composto interamente da uomini». La Taddei si è indignata perché la «vergognosa» offerta di vil denaro «alle donne che rinunciano ad abortire» è contenuta in una norma che «parte dalla premessa di una definizione dell’aborto come “causa di calo demografico” e “prima causa di morte in Europa”». Il che di per sé, se fosse vero, sarebbe abbastanza grave. Ma alla sindacalista rossa interessa di più occuparsi della legge 194 che secondo lei sarebbe «già abbondantemente svuotata dall’obiezione di coscienza di circa il 90% dei ginecologi italiani». Dimenticando naturalmente che è la 194 stessa a prescrivere misure per «rimuovere le cause che porterebbero la donna alla interruzione della gravidanza».

VADE RETRO CENTRO PER LA VITA. Per di più, sempre secondo la Taddei, la «vergognosa» proposta di aiutare le donne in difficoltà con 250 euro mensili non è solo «un attacco ai diritti e alla libertà delle donne», ma è anche un attacco «trasversale», dal momento che è stata «subito sottoscritta da un nutrito gruppo di consiglieri appartenenti a vari gruppi: Pd, Udc, M5S, Forza Italia e Fratelli d’Italia». Senza rinunciare a un pizzico di benaltrismo, l’esponente della Cgil sostiene poi che sarebbe stato meglio istituire «un fondo per la vita per le centinaia di donne lucane, costrette ad abbandonare il lavoro, dopo la nascita del primo figlio, per mancanza di servizi», nonché «dare un sostegno alle tante famiglie indigenti che non riescono a dar da mangiare ai propri figli». Ma forse a risultarle indigesto è il fatto che la Basilicata intenda affidare ai Centri per la vita il compito di «studiare un “progetto di aiuto personalizzato”» per ogni donna soccorsa dalla futura legge. Non sia mai, ammonisce la Taddei: «Del supporto alle donne in difficoltà, del Welfare sempre più carente, del sostegno reale alle famiglie e ai bambini dovrebbero farsi carico le istituzioni, non i centri religiosi. Dov’è lo Stato?».