Non si ferma la strage in Iraq: 968 vittime solo nel mese di luglio

A luglio sono state uccise 968 persone, il peggior dato dall’aprile 2008. Numeri vicini al biennio di sangue 2006-2007. Infografica

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Nel mese di luglio in Iraq sono morte 989 persone. È il mese più sanguinoso per il paese mediorientale da aprile 2008 e le vittime degli attentati che si moltiplicano sono quasi tutte composte da civili. In Iraq ogni mese fa registrare un record di violenza rispetto al mese precedente e ci si avvicina pericolosamente alla media di mille morti ogni 30 giorni del biennio di sangue 2006-2007.

NUOVO RECORD DI VITTIME. A gennaio, infatti, sono state uccise 357 persone, 358 a febbraio, 394 a marzo, 561 ad aprile, 883 a maggio, 622 a giugno e 968 nel mese appena concluso. Gli ultimi attacchi sono avvenuti ieri: uomini armati hanno ucciso cinque persone nella provincia di Baghdad. Due attentati dinamitardi hanno ferito cinque soldati e un poliziotto nella provincia di Kirkuk, a nord della capitale. Altre due persone, infine, sono state uccise vicino a Baquba, sempre a nord di Baghdad.

INFLUENZA DELLA SIRIA. Secondo quanto dichiarato a tempi.it da Francesca Manfroni, giornalista direttrice responsabile di Osservatorio Iraq, «l’aggravarsi della guerra in Siria sta destabilizzando il già fragile equilibrio dell’Iraq. C’è un’ondata di miliziani che dalla zona di al-Anbar vanno a combattere in Siria e tanti che entrano in Iraq dallo stesso confine. Di conseguenza, sul suolo iracheno sono aumentate le milizie armate che rendono incandescente la situazione».

CRISTIANI BERSAGLIATI. Tra le comunità più colpite dalle violenze, c’è quella cristiana, «ormai ridotta all’1 per cento della popolazione»: «Tutelare la comunità cristiana è importante – spiega Manfroni – perché l’Iraq rischia di perdere quelli che hanno costituito il suo mosaico di civiltà. I cristiani, infatti, erano una componente importantissima del paese, erano anche inseriti bene a livello politico. Oggi sono marginalizzati e continuamente attaccati da gruppi estremisti islamici».

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