Iran. Ahmadinjead arrestato dalla Guardia rivoluzionaria islamica e interrogato per sette ore

Da tempo la Guida suprema dell’Iran non sopporta il presidente Ahmadinejad, che alla vigilia delle elezioni rischia di essere epurato

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È stato arrestato dalla Guardia rivoluzionaria, trattenuto per sette ore e rilasciato solo sotto minaccia. È quanto avvenuto al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad secondo indiscrezioni del sito americano WND.com. L’articolo è firmato da Reza Kahlili, ex ufficiale dell’intelligence Usa infiltratosi nei pasdaran, citando una fonte della loro unità di intelligence. La notizia è stata poi confermata da diplomatici americani e britannici in Iran, che hanno dichiarato al Daily Mail: «Stiamo seguendo la situazione con interesse».

FERMATO. Secondo la ricostruzione dei fatti, Ahmadinejad stava tornando da una fiera del libro a Teheran, quando il suo consigliere è stato informato di un’urgente convocazione da parte della Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. Nel tragitto, però, la macchina di Ahmadinejad e la sua scorta è stata deviata verso un ufficio segreto del ministero degli Esteri. Qui i suoi uomini sono stati disarmati e il presidente costretto a entrare nell’ufficio di Hossein Taeb.

INTERROGATORIO. L’interrogatorio, durato sette ore, sarebbe stato condotto anche da Asghar Hejazi, capo di intelligence della Guida suprema, da Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah, e da Gholam Hossein Mohseni Ejei, Procuratore capo. Il presidente avrebbe subito un ultimatum: non diffondere informazioni dannose per il paese. Ahmadinejad, infatti, ha di recente minacciato di svelare “segreti” sui brogli che sarebbero avvenuti nelle elezioni presidenziali del 2009. Secondo il sito conservatore iraniano Baztabemroz, vicino alle forze di sicurezza, Ahmadinejad sarebbe in possesso di un video in cui vengono denunciati i brogli avvenuti alle elezioni presidenziali del 2009, quando venne rieletto nonostante la protesta repressa nel sangue dell’Onda Verde, indicando con nomi e cognomi le persone coinvolte.

KHAMENEI VUOLE L’ARRESTO. Secondo un altro sito iraniano, Melimazhabi, l’arresto di Ahmadinejad è sempre più probabile a neanche un mese dalle elezioni: «In due occasioni – scrive – la guida suprema ha parlato dell’arresto del presidente Ahmadinejad: la prima volta durante una visita di un esponente conservatore. L’esponente si sarebbe lamentato dell’atteggiamento di Ahmadinejad che potrebbe danneggiare il processo della consultazione ricevendo questa risposta da Khamenei: “Se lo farà, ordinerò di sbatterlo dentro”. La seconda volta sarebbe avvenuto durante un incontro con Rafsanjani (ex Presidente, ndr) a cui avrebbe detto: “Dirò di arrestarlo presto”».

LO SCONTRO POLITICO. Da tempo Mahmoud Ahmadinejad è in rotta con il regime islamico. A parte situazioni imbarazzanti per l’islam di cui si è reso protagonista, il presidente e la Guida suprema non si sopportano da tempo. Gli attacchi sono diventati pubblici nel 2011, quando Ahmadinejad ha licenziato il ministro dell’intelligence e Khamenei ha annullato la sua decisione richiamandolo al governo. Il presidente è stato quindi accusato di sfidare Khamenei e di volere minare le fondamenta della Repubblica islamica. In più, le recenti elezioni hanno visto la schiacciante vittoria dei politici appoggiati dal leader religioso, rispetto a quelli sponsorizzati da Ahmadinejad, così che il presidente si ritrova in un Parlamento nettamente dominato da deputati ostili, dove ha subito anche uno storico terzo grado. Ahmadinejad rischia seriamente di finire come Abolhassan Banisadr, primo presidente della teocrazia iraniana, accusato formalmente nel 1981 di minare le fondamenta religiose del paese e costretto a fuggire per non essere arrestato.

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