Ingroia, azione disciplinare perché ha fatto politica. Lui pensa di abbandonare la magistratura

Il pg di Cassazione ha confermato l’apertura del processo al Csm. In ferie da maggio, il pm ha partecipato a manifestazioni politiche

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Antonio Ingroia appenderà la toga al chiodo. È questa, secondo alcuni rumors la decisione presa dall’ex pm di Palermo. Da ora in poi si vorrebbe dare solo alla politica, la sua grande passione. Intanto oggi è arrivata la notizia del procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti dalla Procura generale presso la Cassazione (che svolge il ruolo dell’accusa nei processi disciplinari ai magistrati davanti al Consiglio superiore della magistratura).
Il pg di Cassazione Gianfranco Ciani ha ritenuto fondata la segnalazione da cui prende avvio il nuovo procedimento a Ingroia, fatta qualche tempo fa dalla procuratore capo di Aosta, alias il nuovo superiore di Ingroia, Marilinda Mineccia.

INGROIA IN FERIE FINO AL 20 GIUGNO. Quella di Aosta e Ingroia è una telenovela dalle tinte tragicomiche. Dopo la bocciatura alle politiche di Rivoluzione civile, il pm è stato bacchettato dal Csm perché non era più ritornato a lavorare, e in seguito è stato destinato al capoluogo valdostano (l’unico dove non si era candidato), contro le forti resistenze dello stesso Ingroia che ha fatto ricorso al Tar, continuano a strillare a mezzo stampa che ad Aosta non sarebbe mai andato.
Il pm però ha perso: il 15 maggio si è presentato per la prima volta nel suo nuovo ufficio con vista sulle montagne, si è fatto qualche fotografia per i principali quotidiani nazionali mentre stringeva la mano del capo Mineccia, e subito dopo si è messo in ferie. Per l’appunto sino alla seconda metà di giugno. Solo che, nel frattempo, anziché andarsene al mare, il pm ha pensato bene di fondare un nuovo partito (Azione civile) e partecipare a diverse manifestazioni politiche, tra cui, clamorosamente, anche quella del 18 maggio della Fiom contro le politiche del lavoro proposte dal governo.
Paziente di fronte a tutti gli sprezzanti no ad Aosta del pm, Mineccia ha avviato la segnalazione disciplinare su cui oggi il pg Ciani ha dato parere positivo. «Ingroia deve ancora decidere tra politica e magistratura – ha sostenuto la procuratore capo di Aosta intervistata da Affaritaliani.it, il 7 giugno scorso –. Ha espresso anche pubblicamente le sue difficoltà. Si rende conto che politica e magistratura sono due ruoli incompatibili, ma non posso sapere come deciderà». Mineccia ha poi aggiunto che la sua segnalazione disciplinare era un atto dovuto del suo ufficio.

TRE PROCEDIMENTI IN CINQUE MESI. Nei mesi passati nei confronti di Ingroia erano stati aperti due processi disciplinari. Uno ancora dal Pg Ciani dopo che Ingroia aveva definito «bizzarra» e fuori dalle regole del diritto la decisione della Consulta sullo scontro Quirinale-procura di Palermo (Ingroia è accusato di «aver vilipeso la Corte costituzionale e aver leso il prestigio e la reputazione dei suoi componenti»).
L’altro è stato avviato dall’ex Guardasigilli Paola Severino prima di concludere il suo mandato, perché Ingroia avrebbe «leso l’immagine della magistratura» con le sue interviste al vetriolo contro la Cassazione per la sentenza Dell’Utri.
In più un duro attacco al pm, ritratto come partigiano non della Costituzione quanto delle sue tesi precostituite, è stato lanciato dal generale Mario Mori e dal suo difensore, Basilio Milio, che durante l’arringa della difesa al processo in conclusione a Palermo ha parlato del libro scritto da Ingroia sulla Trattativa (a processo ancora da avviare), definendolo: «Un libro inconcepibile per uno Stato di diritto». Secondo i rumors circolati oggi, una delle ipotesi è che Ingroia si darebbe adesso alla carriera di avvocato, ma è più probabile si dedichi solo o sempre più alla politica e perché no, magari grazie all’aiuto del governatore siciliano Rosario Crocetta, con un posto di spicco nella sua isola.

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