India, Orissa. Prosciolti i 54 indù che hanno incendiato una chiesa e 14 case di cristiani

Secondo il tribunale speciale mancavano elementi sufficienti. Ma per i cristiani «c’erano prove incontrovertibili» a carico degli estremisti autori delle violenze nel 2007

Sono stati scarcerati ieri 54 indù accusati di aver partecipato agli attacchi anticristiani del 2007 avvenuti nel distretto di Kandhamal, Orissa, e preludio dei pogrom del 2008 sempre in Orissa. Il Tribunale speciale ha preso questa decisione per «insufficienza di prove».

INCENDIATE CHIESE E CASE. Ma in base all’accusa, come riporta Fides, i prosciolti hanno incendiato una chiesa battista a Odia e 14 case nel villaggio di Barkhama il 25 dicembre di cinque anni fa. Per queste e altre intimidazioni, i cristiani dovettero sospendere le celebrazioni pubbliche del Natale. Il verdetto conferma ancora una volta il clima di impunità che si respira e vige in India per chi commette violenze contro i cristiani.

CRISTIANI CONDANNATI. Il Consiglio globale dei cristiani indiani ha reagito in questo modo: «Le prove nel processo dei 54 uomini erano evidenti e incontrovertibili. La Commissione nazionale per i diritti umani deve prendere atto degli abusi su larga scala subiti dai cristiani e intraprendere nuove indagini».
Di contro, il primo ottobre sette cristiani sono stati condannati all’ergastolo senza prove per l’omicidio del leader indù Laxamananda Saraswati, che guidava gli attacchi del 2007 e la cui morte ha dato inizio ai pogrom anticristiani dell’Orissa nel 2008. Secondo Raphael Cheenath, arcivescovo emerito di Cuttack-Bhubaneshwar, «il verdetto è ingiusto e inaccettabile. I maoisti hanno rivendicato due volte la loro responsabilità per l’omicidio del leader indù e quattro suoi seguaci. Questa condanna è una presa in giro».