In Venezuela le famiglie devono razionare il dentifricio

«Sono sempre stata abituata a lavarmi i denti la mattina e prima di andare a letto. Ora però non posso più permettermelo». Testimonianze della crisi del paese sudamericano

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epa05155581 A woman shops in a supermarket in Caracas, Venezuela, 11 February 2016. Venezuelan Parliament has declared the 'National food crisis' and called the UN agencies FAO and Uniced to assess the risk of scarcity in the Venezuelan population.  EPA/MIGUEL GUTIERREZ

«Sono sempre stata abituata a lavarmi i denti la mattina e prima di andare a letto. Ora però non posso più permettermelo e lo faccio solo al mattino». Margarita Rangel è l’emblema della crisi economica che ha colpito il Venezuela e che ha innescato le proteste antigovernative contro il presidenteNicolas Maduro. La repressione dell’esercito ha già portato alla morte di oltre 90 persone.

Rangel vive in un sobborgo della capitale Caracas, dove lavora in una fabbrica statale di cosmetici. Un tubetto di dentifricio costa la metà del suo salario settimanale, che è quello minimo previsto dallo Stato e percepito dal 32 per cento della forza lavoro del paese. Nonostante l’1 luglio Maduro abbia aumentato per la terza volta in un anno il salario minimo a 250 mila bolivar, una famiglia media di cinque persone può sopravvivere al massimo per una settimana. Come riportato dal Washington Post, l’82 per cento delle famiglie vive sotto la soglia della povertà.

La donna ha dovuto eliminare dalla dieta familiare la carne di manzo, di pollo, l’insalata e la frutta. Può permettersi soltanto riso, fagioli, sardine e qualche uovo ogni tanto. «Una volta bevevamo del succo e mangiavamo della cioccolata. Mi mancano molto». Nel suo quartiere vive anche Rainer Figueroa, 30 anni, che ha smesso di giocare a calcio perché «non potevo più permettermi di bruciare calorie». Negli ultimi sei mesi ha perso quasi dieci chili per la mancanza di cibo. «Non ho più neanche i soldi per prendere l’autobus e portare mio figlio a giocare al parco nel weekend».

Con l’inflazione cresciuta del 700 per cento quest’anno, gli aumenti dei salari sono inutili. La produzione infatti non è migliorata nel paese e solo nel 2016 l’economia è crollata dell’11 per cento. «Un tempo mi piaceva cucinare ma ora non ho più niente da preparare», conclude Rangel. «Non vedo neanche più i miei amici perché finiamo sempre a parlare di tutto quello che non abbiamo più».

Foto Ansa

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