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In memoria di Giancarlo Abelli, l'”allenatore” della Regione Lombardia

gennaio 27, 2016 Roberto Formigoni

«Sei stato uno della vecchia scuola (lo siamo stati) e vecchia scuola vuol dire principi solidi, geometrie politiche ben tracciate. Ma hai saputo essere anche molto moderno»

Pubblichiamo il discorso pronunciato da Roberto Formigoni in occasione delle esequie di Giancarlo Abelli, scomparso il 23 gennaio.

Caro Giancarlo, prendo la parola qui in Chiesa perché tu me lo hai chiesto. Ero venuto a trovarti mentre eri ricoverato al Niguarda, hai fatto uscire tutti dalla stanza e mi hai detto: «Quando succederà…» perché tu lo sapevi che sarebbe successo presto, anche se a noi continuavi a dire che stavi meglio, ma era solo per infonderci coraggio. E poi lo hai detto alla Rosy, quel che mi avevi chiesto, perché con la Rosy hai condiviso tutto, fino all’ultimo momento quando hai alzato gli occhi al cielo con un atteggiamento di abbandono e di speranza, e hai detto ciao e ci hai lasciato.

E sei morto da cristiano.

Come vedi siamo tutti qua – quelli che abbiamo potuto venire, perché tanti altri l’avrebbero voluto.
Siamo qua a dirti grazie per quello che sei stato e per quello che hai fatto per la tua terra, per la tua gente, per le persone che hai aiutato, per la politica che hai sempre considerato un’attività che può e deve essere nobile e al servizio degli altri.

In questi giorni tanti hanno pubblicamente ricordato le competenze e le conoscenze che avevi, e le realizzazioni di cui sei stato protagonista, ed è certamente un elenco imponente. Ma di questo è stato detto e scritto molto, e tutti te ne hanno reso merito.

C’è qualcosa di più profondo di te, che hanno visto solo quanti ti hanno conosciuto veramente. Ed è la tua grande umanità, il tuo senso dell’amicizia, la lealtà, tutte doti che nascondevi sotto una patina di severità. Quella severità che era anzitutto la manifestazione della tua serietà, perché sei stato una persona seria e hai affrontato con serietà le vicende della vita.

Ma quella severità – ho sempre pensato – era anche un tuo modo di difenderti, di una persona sensibile che mette su una difesa per non soffrire troppo se l’altro non gli corrisponde.

Ecco, neanche per me è stato immediato stabilire un feeling con te, e credo che valesse anche per te con me. Noi non ci conoscevamo, c’erano tanti amici che conoscevano te e conoscevano me e che alla fine si son decisi a presentarci, e tra di noi pian piano è nato un rapporto di stima e di collaborazione, vorrei dire anche di affetto ma è una parola che abbiamo sempre trattato con le pinze. Dirò invece che siamo stati di aiuto reciproco nelle nostre responsabilità.

Tutto si è svolto nell’ambito di quella grande opera che è stata Regione Lombardia in questi 20 anni, di quella grande passione che è stata la politica.

Ancora una volta le cose che abbiamo insieme realizzate, la “rivoluzione” di Regione Lombardia, le conosciamo e sono state dette.

Ma poi c’era il lavoro di tessitura, di cucitura e di ricucitura dentro la squadra che siamo stati: bisognava garantire i rapporti, ascoltare e aiutare, e qui son venute fuori alcune delle tue doti migliori.

Se io ero il capitano tu eri l’allenatore.

Compito dell’allenatore è tenere insieme la squadra, motivare i titolari e impedire che chi siede in panchina si scoraggi, aiutare ciascuno a trovare il suo ruolo, convincerlo se deve cambiare ruolo.

La tua porta era sempre aperta, e tanti la varcavano. Non eri sdolcinato o indulgente ma lucido e umano, e hai aiutato tanti a trovare il loro posto.

Sei stato uno della vecchia scuola (lo siamo stati) e vecchia scuola vuol dire principi solidi, geometrie politiche ben tracciate. Ma hai saputo essere anche molto moderno.

Molto altro si potrebbe dire di te e raccontare della tua vita ma non è questo il momento.

Ciao Giancarlo, riposa in pace e da su là prega per noi che ne abbiamo bisogno.

Chiesa di Broni, 26.1.16

Foto Ansa


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