Il matrimonio gay è roba vecchia, ora negli Usa si fanno strada i poliamori

Alla vigilia del referendum sul matrimonio omosessuale nel Maine, Maryland, Minnesota e Washington appare un articolo che sponsorizza la famiglia poligamica: «Abbiamo deciso di aprire il nostro matrimonio».

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Martedì 6 novembre 2012 per molti Americani non sarà solo l’Election Day. Gli elettori del Maine, del Maryland, del Minnesota e di Washington voteranno, oltre che per il futuro presidente degli Stati Uniti, anche per i referendum sul “matrimonio gay”. In Maryland e Washington la consultazione è di natura confermativa della norma già approvata e che rende legale il matrimonio omosessuale. Di natura consultiva i referendum negli altri due Stati. Così, mentre le città sono tappezzate di cartelli che inneggiano alla tolleranza, c’è chi va ancora più in là e inizia a trattare i diritti dei poliamorosi. Basta leggere l’articolo apparso due settimane fa sulla rivista City Pages, con sede a Minneapolis, capitale del Minnesota già infiammata dal dibattito sul matrimonio omosessuale, che sta occupando i cartelli pubblicitari e le trasmissioni televisive di tutta la città.

IO, LUI, L’ALTRO, L’ALTRA. «Un punto interessante degli articoli di questa settimana era l’idea che le persone poliamorose (così si inizia a definire la poligamia, ndr) con figli sarebbero state riluttanti nel parlare con i media per paura di controlli e di possibili ripercussioni legali. È emerso che questo non è del tutto vero». Sebbene tale unione non sia legale, a parlare con il suo nome e cognome reali è Julia Janousek, residente a nord di Minneapolis: «Io e mio marito, Jim, siamo sposati da 12 anni. Nell’agosto del 2009 abbiamo deciso di aprire il nostro matrimonio». La donna racconta di avere subito trovato un ragazzo. E alla domanda su come abbiano reagito i suoi due figli, di 10 e 8 anni, Janousek risponde: «Viviamo la nostra vita senza fare di questo un grande problema, in modo che nemmeno loro pensino realmente qualcosa in merito». Poi, però, Janousek racconta del tentativo di nascondere il suo nuovo rapporto ai figli: «All’inizio se Justin passava la notte con noi allora provavamo a svegliarci prima dei bambini e dire frasi del tipo: “Hey, il mio amico Justin è venuto ancora da noi per la colazione!”».

IL POLIAMORE NON È UN PROBLEMA. Poi Janousek ha smesso, perché «i miei figli si svegliano troppo presto, perciò non potevo continuare così». A causa della sua relazione poliamorosa, Janousek non ha avuto problemi con gli amici, molti dei quali vivono nello stesso modo (il 10 per cento circa del circolo liberal che dice di frequentare), «grazie anche all’attenzione che il poliamore ha ricevuto negli ultimi due anni». La donna spiega poi di non avere timore di far soffrire i suoi figli: «Credo che quando i miei figli andranno all’università questo non sarà più visto come un grande problema». Infine il giornalista domanda a Janousek se spingerà i suoi figli verso la poligamia. «Spero che non debbano passare per cose del tipo: “Questo ragazzo mi ha lasciata, quindi la mia vita è finita”. Li faremo sedere e gli faremo capire che non devono uscire con quel ragazzo o quella ragazza, (…) faremo sì che sappiano che non devono attaccarsi a una sola persona».

LE PAROLE DI SANTORUM. Solo lo scorso gennaio Rick Santorum, tra i candidati alle primarie repubblicane insieme a Mitt Romney, era stato insultato per avere ipotizzato che se si permette il matrimonio gay sulla base di un sentimento generico, allora non c’è ragione per vietare quello poligamico.

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