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Il protezionismo danneggia il grano e il Made in Italy

ottobre 5, 2017 Pietro Paganini

Il protezionismo dell’attuale Governo non contribuirà a migliorare la produzione italiana. Servirebbe una vera riforma agraria, quella in discussione da 60 anni

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Oggi nel 1947 il Presidente Harry Truman parlava alla nazione in quello che è stato il primo discorso tv dalla Casa Bianca. Il Presidente invitò gli americani a ridurre le proteine e il grano assunto nella dieta quotidiana per aiutare a sfamare gli europei che uscivano distrutti dalla Seconda guerra mondiale. Agli americani fu chiesto di consumare una minore quantità di cibo (niente carne il martedì, uova il giovedì, e una fetta di pane in meno tutti i giorni) per condividerlo con i fratelli europei. Truman voleva evitare che si riaccendesse il conflitto: «If the peace should be lost because we failed to share our food with hungry people, there would be no more tragic example in all history of a peace needlessly lost» («se la pace dovesse essere persa perché non abbiamo condiviso il cibo con persone affamate, non ci sarebbe un esempio più tragico in tutta la storia di una pace persa inutilmente»)

Oggi, 70 anni dopo, il nostro Governo ha passato un decreto che impone alle imprese che producono pasta di indicare su ogni pacco l’origine del grano, cioè la provenienza. È un provvedimento protezionista – molto complicato da implementare e in contrasto con i principi di libera concorrenza della Ue – che ha il chiaro obiettivo di limitare l’acquisto di grano dal Nord America, cioè da quegli stessi produttori che nel 1947 rifornivano le nostre tavole in modo provvidenziale.

Quella di allora era un’Italia impoverita dalla guerra, ma anche e soprattutto, dalle assurde politiche protezionistiche del periodo fascista, a cominciare dalla ormai sfortunata battaglia per il grano. Sotto il littorio l’Italia divenne il primo produttore di grano al mondo. Era materia prima di bassa qualità, per la cui coltivazione era stata sottratta terra a tutte le altre colture. La dieta degli italiani finì inevitabilmente per impoverirsi. Così come la nostra economia. Il Governo fascista non aveva considerato che, in un mercato che andava allargandosi, l’autarchia produttiva non aveva alcun senso: la mancanza di scambi commerciali impedì qualsiasi miglioramento sul piano nutrizionale, oltre che un inevitabile tracollo economico. I governanti di oggi, stimolati da evidenti interessi corporativi ed elettorali, stanno ripetendo lo stesso errore. Hanno introdotto una norma che avrà gli stessi effetti della battaglia per il grano. Si favoriscono così le corporazioni degli agricoltori mentre si danneggiano le aziende di agricoltori o i contadini.
Il protezionismo dell’attuale Governo non contribuirà infatti ad aumentare o migliorare la produzione italiana – che non soddisfa il fabbisogno. Il grano italiano è mediamente di qualità inferiore rispetto a quello americano o canadese per quelle che sono le caratteristiche che servono alla produzione di un alimento simbolo dell’eccellenza italiana, come la pasta, a prescindere dalle etichette.
Se i ministri che hanno sostenuto questo sciagurato provvedimento volessero davvero sostenere l’agricoltura si farebbero promotori di una vera riforma agraria, quella in discussione da 60 anni. La produzione italiana infatti è eccessivamente frammentata rispetto a quella dei paesi più competitivi, come la Francia per esempio. Non è vero, come alcuni sostengono, che ci sono troppi contadini. È più corretto sostenere che ci sono troppi proprietari, ciascuno con i propri campi, le proprie macchine (oggi nuove grazie agli incentivi, ma spesso sottoutilizzate) e poche strategie di produzione. Servirebbe, invece, migliori competenze manageriali e la volontà di fare rete condividendo conoscenze, tecnologie e modelli di coltivazione.
Al momento purtroppo, la propensione a fare rete è imbrigliata dai caporalati agricoli, cioè quelle associazioni che hanno interesse a controllare tanti piccoli proprietari, tenendoli sempre ben divisi al loro interno. Il modello “piccolo è bello” non paga sempre in un mercato globale.  Nel 1947 il grano del Nord America era osannato, oggi si accusa qualsiasi cosa che arriva da “fuori” di essere velenosa. Ingrati oltre che miopi.

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