«I poveri sono persone meravigliose». La storia di Madre Teresa in mostra a Milano

Dal 10 al 21 settembre, l’Università Cattolica di Milano ospita: “Beata Teresa di Calcutta. Vita, spiritualità e messaggio”. La vita di una donna che decise di «non rifiutare niente a Dio».

Quando il 5 settembre di quindici anni fa Madre Teresa morì a Calcutta, accudita dalle Suore della Carità che lei stessa aveva costituito nei bassifondi della metropoli indiana, aveva tanto da portare a Dio: circa cinquecento case di accoglienza sparse nel mondo, di cui quasi la metà nella sola penisola, tantissimi malati accolti e portati a morire «tra le braccia degli angeli», come uno di essi ebbe a dire. Soprattutto, a Madre Teresa si deve una capacità di sguardo capace di risaltare il bene in ogni uomo. In una lettera scrive: «È gente di statura elevata. I poveri sono persone meravigliose».

LA MOSTRA. Per ricordare la figura della santa, l’Università Cattolica di Milano ospita la mostra fotografica, realizzata da Ikne Arte, dal titolo: Beata Teresa di Calcutta. Vita, spiritualità e messaggio. Dal 10 al 21 settembre sotto le volte bramantesche dell’ateneo è possibile conoscere la storia della suora albanese narrata da spezzoni di lettere, poesie e immagini. Come quella che la raffigura insieme ai fratelli, poco dopo la morte del padre, quando a Skopje la madre dovette inventarsi tessitrice per mantenere i figli adolescenti e quella bimba di 8 anni che già aveva deciso di dedicare la vita al Sacro Cuore di Gesù. La chiamata missionaria, nel 1922, la porta dapprima all’abbazia di Rathfarnam, in Irlanda. Quindi, in India, dove a Entally, quartiere di Calcutta, farà l’insegnante.

I BASSIFONDI DI CALCUTTA. Nel 1937 prende i voti definitivi. La docenza è una passione, le ragazze della scuola Saint Mary la seguono ovunque. Un entusiasmo che neanche la guerra, la carestia e i violenti conflitti religiosi riescono a sedare. Solo una cosa gli impedisce di proseguire in questa strada: la chiamata a «non rifiutare niente a Dio». Le visioni, trattate solamente durante la causa di beatificazione e santificazione – Madre Teresa non ha mai amato i riflettori –, gli chiedono di più: scendere tra i poveri, gli intoccabili, i lebbrosi e i reietti, e lì manifestare la grazia della fede. il 21 dicembre 1948 entra nei bassifondi di Calcutta, con addosso un semplice sari bianco bordato di blu, segno di riconoscimento del futuro ordine.

 

LE TENEBRE. «Se il Signore potesse entrare un po’ di più nelle loro vite». La risposta alla sofferta preghiera di Madre Teresa passa attraverso le sue mani. In un anno raccoglie 12 “sorelle”, ricche anch’esse di entusiasmo, tanto che i poveri che aiutano le chiamano “la congregazione della corsa”. Almeno finché, nel 1946, non è istituito l’ordine delle missionarie della Carità. Ma il periodo in cui si formalizza la sua vocazione coincide, paradossalmente, con le “tenebre” del suo cuore. E sarà lei a scriverlo in una lettera, straziandosi per la distanza da Cristo che sta vivendo: «Dentro di me c’è il gelo (…). Non è altro che la pura fede che mi fa andare avanti».

L’AUTO DI PAOLO VI. Madre Teresa non ha più le visioni che l’hanno accompagnata nel passo più difficile. Ma Dio le sta accanto attraverso gli incontri, le amicizie, i sotterfugi della Provvidenza. Nel 1959 apre un lebbrosario, ma i fondi per concludere l’opera tardano ad arrivare. Papa Paolo VI, in visita, regala alla piccola suora la sua macchina che, venduta prontamente all’asta, frutta i soldi necessari. Oppure quando tra i primi a chiamarla per fondare case d’accoglienza fuori dall’India fu proprio la diocesi della sua città natale, Skopje. O ancora quando, vent’anni dopo, il vescovo di New York le chiede di fondare una casa per i malati d’Aids nel centro della City. E fu così che l’India aiutò l’America. Grazie a una piccola suora albanese.