I paladini del clima fanno a gara di morti col coronavirus

«Ha fatto di più il virus per il pianeta che la politica». I Fridays for Future combattono la paura un po’ stracciona di Covid-19 col più nobile e letale allarmismo da collasso climatico

Sciacalli chi? I Fridays for future arruolano il coronavirus nella nobile lotta contro il cambiamento climatico. Anzi, l’ossessione da coronavirus, la fobia del coronavirus, il “signora mia” del coronavirus:

«Sapete di cosa si parla, ovunque? Del Coronavirus. Il Coronavirus è onnipresente. È sui quotidiani, è nelle televisioni, è alle radio. Se ne parla sui mezzi pubblici e nei bar. È l’argomento del momento, la crisi del momento, il “Signora mia, ma dove andremo a finire” del momento».

Parla così, dal pulpito del suo blog sull’Huffington Post, il diciannovenne Luigi Ferrieri Caputi di Livorno, attivista FFF «contro i cambiamenti climatici e per la giusta transizione». Che mentre a Livorno «arrivano sempre meno navi» e «sempre più voli restano a terra», spiega:

«Ironicamente, ha fatto più per il clima il coronavirus che la politica!».

VIRUS STRACCIONE, DI CLIMA SI MUORE

Il riferimento è allo studio sull’epidemia che ha paralizzato la Cina riducendo le emissioni di Co2 ed entusiasmando gli amici del clima di tutto il mondo. Seguire il ragionamento:

«Ha fatto di più perché ha smascherato la politica. Non esistono problemi troppo grandi per essere risolti, e quando l’interesse c’è siamo capaci di agire con forza e coesione. Si può fare! Si può agire! (…) Siamo riusciti a sopravvivere alla peste quando la medicina migliore erano degli uomini, vestiti di stracci che parlavano in Latino (e un latino molto volgare, tra le altre cose) (…). Al collasso climatico, però, non sopravviveremo (…). La politica deve agire. Ora. Le scuse non reggono più, ci avete dimostrato le vostre competenze, ora dimostrateci la vostra volontà (…). Perché vi manca? Di clima si muore, e si morirà sempre di più. Cosa aspettate ad agire?».

LA GARA DEI MORTI

Che aspetta la politica ad agire ora? Scatta il coprifuoco in Lombardia e i Fridays for future Milano mettono i puntini sulle i sui social:

«La mobilitazione che si è messa in moto su scala mondiale per il coronavirus dimostra come siamo capaci di reagire alle emergenze, quando percepite come tali. Ad oggi, l’inquinamento atmosferico causa circa 90.000 morti l’anno solo in Italia, mentre negli ultimi 20 anni sono più di 500.000 le vittime, nel mondo, di eventi meteorologici estremi. Numeri che sono destinati a crescere, ma che non vengono ancora percepiti come indici dell’emergenza più grande che l’umanità abbia mai affrontato: il collasso del pianeta che la ospita».

La nostra casa è in fiamme, il pianeta brucia, il negazionismo uccide. Quindi, da esperti apocalittici, dopo aver pubblicato il Decalogo contro la paura (loro) da coronavirus, i FFF diffondono la pagina di vangelo della Stampa chiamando in causa la “psicologia dei disastri” e ricordandoci che cosa piccola sono 2.500 morti da Covid-19 a fronte delle 500 mila vittime di «fenomeni metereologici aggravati da cambiamento climatico», e delle 250 mila che l’Oms calcola si registreranno ogni anno tra il 2030 e il 2050. «Lo scenario è apocalittico, ma oggi per scongiurare la catastrofe ambientale non c’è stata una reazione altrettanto forte».

LA MORÌA DELLE API

Sciacalli chi? “Supermercati vuoti. Colpa del coronavirus? No, delle api”. I Fridays for future Italia diffondono l’immagine di un banco frigo vuoto chiedendosi:

«Perché la politica si è immediatamente mobilitata di fronte a questa ultima minaccia virale, e non si preoccupa di quando saremo senza cibo o acqua a causa della morìa delle #api?».

Segue lezione sul ruolo essenziale delle api nella nostra alimentazione e sull’ignobile relegare la progressiva sparizione del miele ad ultimo dei nostri problemi. Lezione corretta, tempismo macabro mentre tv e giornali riportano le cronache da film di fantascienza degli abitanti della zona rossa che non riescono a trovare alimenti freschi e medicine e dove gli anziani sono allo stremo, «chiediamo che vengano presi provvedimenti per contrastare questa crisi (quella delle api, ndr), il #coronavirus ci sta dimostrando cosa significa agire di fronte a un’#emergenza!». «La posta in gioco è troppo alta: si tratta della nostra alimentazione!”

FORZA PARALISI, “SEMPRE E PER SEMPRE”

Sciacalli chi? Forza paralisi, piuttosto, sempre e per sempre. Da esperti scioperanti globali, i FFF pubblicano il video di Sofia Pasotto dei Fridays for Future di Mantova:

«Questo virus ci spaventa e i provvedimenti presi hanno visto le emissioni della Cina calare di quasi un quarto. Se quindi per la prima volta dopo tanto tempo siamo riusciti a mettere la salute e la sicurezza delle persone davanti al profitto e alla crescita economica lanciamoci una sfida: impariamo a farlo d’ora in poi tutti i giorni e per sempre».

Sospensione dell’attività lavorativa e di trasporto, le attività commerciali di supermercati, ipermercati, negozi alimentari e quelle connesse al trasporto dei prodotti alimentari, chiusura pubblici esercizi, chiusura scuole. Fabbriche chiuse, chiusura delle produzione. Sblocco degli ammortizzatori, categorie impossibilitate al telelavoro e smart working a rischio, rischio quarta recessione tecnica in vent’anni. Nessuno può negare che i cieli sopra i focolai da coronavirus tirino un sospiro di sollievo. Ma a chi verrebbe in mente – a parte a Repubblica, ovviamente – di “curare” la fobia la coronavirus con il panico da cambiamento climatico?

“HAI DI MEGLIO DA FARE CHE SOPRAVVIVERE?”

Invitare a metterci una mano sul coscienzometro, facendo la gara dei morti per promuovere il quinto sciopero globale per il clima il 24 aprile col claim “Hai di meglio da fare che sopravvivere?”, ricorda infatti un tantino certi riflessi della politica al caviale che hanno affrontato l’emergenza coronavirus predicando inclusione e solidarietà contro il razzismo più letale e pericoloso di qualunque virus. Se la salvezza del mondo è nelle mani di chi ci dà lezioni di sopravvivenza e realismo, lavandosene di una manciata di morti sotto il naso e combattendo allarmismo con allarmismo, staremo freschi, anzi freschissimi.

Foto Ansa