I cristiani non sono gli unici ad essere perseguitati in Pakistan. «Ogni anno cinquemila indù scappano dal paese»

Ramesh Kumar Wankwani, leader del Pakistan Hindu Council, accusa il governo in Parlamento di non fare niente per proteggere le minoranze dagli estremisti islamici

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I cristiani non sono l’unica minoranza ad essere costantemente perseguitata in Pakistan. A causa delle continue ingiustizie subite, cinquemila (5.000) pakistani di religione indù scappano dal paese ogni anno per rifugiarsi in India e altri paesi confinanti.

TEMPLI DATI ALLE FIAMME. «Negli ultimi due mesi solo nella provincia di Sindh sono avvenuti sei casi di dissacrazione religiosa. In ciascuno i libri sacri degli indù e i loro templi sono stati dati alle fiamme» dalla maggioranza musulmana della popolazione, ha dichiarato in Parlamento Ramesh Kumar Wankwani, leader del Pakistan Hindu Council e membro del partito al governo Pakistan Muslim League.

«IL GOVERNO NON FA NIENTE». Il parlamentare ha accusato il governo di non fare «niente» per le minoranze e per prevenire gli attentati degli estremisti. «Nessuna minoranza si sente sicura in Pakistan», ha aggiunto. «I diritti degli indù non sono mai stati una priorità per questa assemblea. Non siamo forse anche noi parte di questo paese?».
Wankwani ha anche parlato delle 300 ragazze indù che ogni anno, insieme a 700 cristiane, vengono rapite, convertite a forza all’islam e costrette a sposare un musulmano senza che polizia e governo intervengano in modo adeguato.

LAICITÀ IN PAKISTAN. Il parlamentare indù ha infine ricordato come lo spirito del musulmano Mohamed Ali Jinnah, il padre fondatore del Pakistan, sia stato tradito e dimenticato. Parlava così Jinnah nel 1947 davanti al paese: «Siete liberi di andare nei vostri templi, liberi di andare nelle vostre moschee o in ogni altro luogo di culto nello Stato del Pakistan. Potete appartenere ad ogni religione o casta o credo – ciò non ha che fare in nessun modo con gli affari di Stato».

LEGGE SULLA BLASFEMIA. Che questa dichiarazione di laicità sia solo un lontano ricordo lo prova anche l’utilizzo che nel paese gli estremisti islamici fanno della legge sulla blasfemia, uno dei mezzi principali con cui vengono perseguitati i cristiani.
Sessantotto avvocati sono stati accusati ieri di blasfemia durante una protesta inscenata contro la polizia, che aveva arrestato un loro collega nella città di Jhang (Punjab) la settimana scorsa.

AVVOCATI ACCUSATI. Secondo il passante che ha sporto denuncia alla polizia, i 68 avvocati avrebbero motteggiato un poliziotto di nome Omar, come il secondo Califfo, e sarebbero pertanto punibili fino a tre anni di carcere in quanto blasfemi. Nessuno è stato arrestato e la polizia sta cercando di mediare perché la denuncia non abbia seguito.
Ma quando ad essere colpiti da accuse altrettanto pretestuose sono i cristiani – come Sawan MasihShafqat e Shugufta Emmanuel – la polizia non è così risoluta nel tentativo di trovare una mediazione e la verità. Infatti il processo di appello di Asia Bibi, in prigione dal giugno 2009 per false accuse, è stato già rimandato quattro volte perché non c’è nessun giudice che voglia prendersi la responsabilità di assolverla, temendo ritorsioni da parte degli estremisti islamici.

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