Hong Kong, 200 mila in piazza per la democrazia. Monito alla Cina: «Vogliamo il suffragio universale»

Due giorni fa si era anche chiuso il referendum non ufficiale a cui hanno partecipato 800 mila cittadini, chiedendo il suffragio universale

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Circa 200 mila persone sono scese in strada oggi a Hong Kong nell’annuale marcia della democrazia per rivendicare la propria autonomia rispetto alla Cina. «Vogliamo il suffragio universale», hanno scandito molti cori. La data è simbolica, visto che il 1° luglio 1997 il Regno Unito dopo oltre 150 anni ha restituito alla Cina una delle più importanti città affacciate sul Mar Cinese Meridionale. Da allora, ogni 1° luglio, gli abitanti del Territorio scendono in piazza.

SUFFRAGIO UNIVERSALE. La marcia è stata particolarmente significativa quest’anno, essendo arrivata a due giorni dalla chiusura di un referendum non ufficiale, promosso dagli attivisti di Occupy Central, democratici riuniti attorno alla figura del professore di legge Benny Tai Yiu-ting. A tema la modalità elettiva degli organi di governo della regione amministrativa speciale cinese. Il referendum si è tenuto dal 20 al 29 giugno ed ha registrato un’affluenza di circa 800.000 cittadini (su un totale di 3,5 milioni aventi diritto di voto), il 91% dei quali si è schierato a favore della richiesta di poter votare i propri rappresentanti, secondo un sistema a suffragio universale, e di poter scegliere i candidati.
Attualmente, invece, la popolazione ha a disposizione solo una percentuale dei 1200 “grandi elettori” che poi di fatto decidono i giochi. La maggior parte dei voti è in mano alle corporazioni commerciali e al governo cinese, che ha anche una sorta di “potere di veto” nei confronti delle scelte elettorali.

RISPOSTA ALLA CINA. La consultazione era particolarmente sentita a causa del cosiddetto “libro bianco”, appena pubblicato dal governo cinese, nel quale si afferma la completa sovranità di Pechino su Hong Kong, in contrapposizione con la formula inventata da Deng Xiaoping: “un paese, due sistemi”. La diffusione del libro bianco ha sollevato non pochi malumori tra i cittadini: alcuni dimostranti hanno bruciato pubblicamente il libro, altri hanno mostrato rotoli di carta igienica sui quali erano riportati degli articoli della basic law, la Costituzione del Territorio di derivazione inglese, ironizzando sulla mortificazione della propria Carta.
Decise anche le reazioni da parte della Chiesa cattolica: il vescovo emerito di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, ha criticato il “libro bianco” e ha promosso, con una marcia di 84 ore attraverso i distretti della regione, il referendum del 20 giugno. Per il cardinale, «questa giornata entra nella storia costituzionale di Hong Kong. Essa rappresenta il momento con la più ampia libertà di espressione nella nostra storia».

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