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Hollande, scendi da Marte. I socialisti francesi e la «negazione ideologica della realtà»

dicembre 9, 2015 Redazione

Dibattito in Francia sulla disfatta della sinistra. «Si interessano di più al loro paniere bio che ai lavoratori»

«Il paesaggio elettorale della sinistra all’indomani del primo turno delle elezioni regionali assomiglia a un campo di rovine. (…) Gridare “Non passeranno!” non basta più a (…) fermare l’affermazione in profondità nel paese del Front National». Scrive così sul Le Monde Laurent Bouvet, professore di Scienze politiche presso l’università Uvsq, analizzando insieme ad altri politici ed intellettuali quello che il giornale di gauche per eccellenza chiama «Sinistra, le ragioni di un fallimento».

VINCE IL FRONT NATIONAL. Il primo turno delle elezioni regionali francesi, che si è tenuto domenica, ha confermato quello che tanti si aspettavano: il Front National di Marine Le Pen è il primo partito della République. Ha ottenuto il 27,9 per cento dei voti, vincendo in 6 delle 13 regioni andate al voto. L’unione della destra, formata dai repubblicani di Nicolas Sarkozy insieme a MoDem e Udi, è arrivata seconda con il 26,8 per cento dei voti e il partito socialista del presidente François Hollande si è fermato al 23,3. Per sapere chi guiderà le regioni bisognerà aspettare il ballottaggio del prossimo 13 dicembre.

COLPEVOLIZZARE GLI ELETTORI. La gauche ha già invocato il “Patto repubblicano” e per evitare che Le Pen vinca ha già annunciato il ritiro dei propri candidati da tre regioni, spingendo così i suoi elettori a votare per Sarkozy, pur di vedere sconfitto il Fn. Ma la sensazione è che questa strategia, rigettata dalla destra, stavolta non funzionerà. Perché? Per Bouvet, il voto dimostra tre cose: «Una unità senza realtà politica», come quella del Ps con altri partiti di sinistra e con i Verdi, non ha più senso; «il tessuto locale del Ps sta scomparendo e il fallimento storico della sua strategia di lotta contro il Fn». Infatti, «ripetere sempre gli stessi mantra contro il Fn e colpevolizzare moralisticamente i suoi elettori non funziona più per impedirgli di prendere il potere».

FARE FINTA DI NIENTE. Per il docente, servirebbe una «riflessione profonda sulle ragioni culturali e identitarie che hanno causato la crescita del Fn». Ma prima di tutto, sostiene Aurélie Filippetti, ex ministro socialista della Cultura, non si può più negare la realtà e fare finta di niente affermando che «”non è andata poi così male”. Ascoltando questi discorsi, gli elettori penseranno di contare poco per chi dovrebbe rappresentarli». Ora «il negazionismo non è più accettabile».

POLITICAMENTE CORRETTO. Dove ha sbagliato il partito di Hollande? Per la filosofa e saggista Alexandra Laignel-Lavastine, «le nostre élite intellettuali, politiche e mediatiche devono scendere dal pianeta Marte». Non possono più negare «i problemi posti da una immigrazione di massa di origine extra-europea in assenza di una politica di integrazione, la porosità delle nostre frontiere, la prodigiosa eco dell’islamismo nelle nostre banlieue, così come il comunitarismo, il sessismo, l’omofobia e l’antisemitismo». Il problema è che «ci sono ancora apostoli del politicamente corretto che parlano di “terrorismo cosiddetto islamista”», altri che vedono «nei terroristi assassini delle vittime (delle discriminazioni, della disoccupazione…)», altri ancora che «parlano di “integralismi religiosi” al plurale».

«NEGARE IDEOLOGICAMENTE LA REALTÀ». Se Le Pen vince è perché la gauche, anche sul tema del terrorismo, «nega ideologicamente la realtà, con una logica che «minimizza (i “lupi solitari”), usa eufemismi (i “figli perduti della jihad”), psichiatrizza (“un pugno di squilibrati”), minaccia (“basta con l’islamofobia”) e fa della sociologia (i più sfavoriti, si sa, non possono che massacrare il loro prossimo)».
Non è il terrorismo ad aver favorito Le Pen, ma «questa strategia» negazionista che si suicida non «facendosi carico delle inquietudini identitarie, del sentimento di abbandono e della insicurezza culturale espressa da tanti abitanti del Vecchio Mondo, musulmani compresi».

SINISTRA IMBORGHESITA. Infine, osserva Luois Maurin, direttore dell’Osservatorio delle disuguaglianze, i socialisti hanno perso perché non sono stati in grado di invertire la curva della disoccupazione, che resta alta in Francia. Anzi, «la sinistra “moderna” ignora del tutto le classi lavoratrici (…) perché non capisce niente della società francese. Certo, la sinistra (…) ha sempre in bocca la parola disuguaglianza, quando riguarda l’età, il sesso, il colore della pelle. (…) Poco importano il gap dei salari e la precarietà. (…) Matrimonio omosessuale più flessibilità del lavoro, ecco ciò in cui crede».
Ma questa «ideologia», questa «sinistra imborghesita» non funziona più e così si «disintegra». Il punto non è inseguire il Fn sulla «linea populista», né tornare «alla dittatura del proletariato» cercata ancora dalla «ultraminoritaria» estrema sinistra, né identificarsi con i Verdi, «che si interessano di più al loro paniere bio che ai lavoratori». Deve piuttosto «rinnovare il suo progetto socialdemocratico». Più facile a dirsi che a farsi.

Foto Ansa/Ap


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4 Commenti

  1. Su Connottu says:

    Ci son voluti 130 morti per svegliare i francesi. E adesso che tolgano la versione atea della sharia dai codici.
    E prendano coscienza, anche a beneficio della sinistra italiana boldriniana, con la erre moscia e non solo la erre, che lo strombazzato modello di integrazione e “laicité” è stato il più grande fallimento della quinta repubblica assieme alla deposizione di Gheddafi e all’ingresso nell’euro.

    • underwater says:

      Aggiungi pure che dimostra il fallimento della cultura laica tout court.

      • SUSANNA ROLLI says:

        Tu lo vedi il fallimento, per me sono ancora troppi quelli che non lo vedono….

      • Su Connottu says:

        Non direi fallimento della cultura laica, ma piuttosto scomparsa della cultura laica, sostituita da un laicismo ideologico e integralista, ben rappresentato in Francia da Charlie Hebdo e in Italia dal Fatto Quotidiano.
        La cultura laica, con il libero arbitrio, il senso dell’identità, il rispetto per l’altro, il primato della ragione e la libertà di espressione, è l’esito naturale dell’insistenza di duemila anni di civiltà cristiana sugli stessi luoghi.

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