Ho visto un popolo di amici

“Io, elettore di Bertinotti, al Meeting di Rimini”

Lo sapete bene: non sono di Cl, non sono credente e non ho neppure avviato il cammino sull’ipotetica strada della conversione. Tuttavia, venerdì 29 agosto ho trascorso una giornata al Meeting di Rimini. L’ho fatto spinto da un invito di un amico vicino al movimento. Curiosità, voglia di capire, scrutare sono stati gli input più vivaci. Una giornata non consente di comprendere a fondo, ma può bastare per “annusare” il senso di questa kermesse spesso “fraintesa” dalla grande stampa. Nei primi giorni del Meeting ho letto una frase sui quotidiani che ho voluto verificare: «Tra gli stand e le mostre di Rimini i visitatori hanno tutti la faccia di coloro che hanno appena aiutato un vecchietto ad attraversare la strada». Mi sia concesso dire che questa affermazione è un’autentica stronzata. Ho visto famiglie, seminaristi, uomini attempati, professori universitari e giovani capelloni. Ho visto un popolo. Un popolo che ha nella mente e nel sangue un ideale. Un popolo che per una settimana ha lavorato, discusso, sudato e sistemato stand e spazi culturali. Ho visto l’impegno, la coerenza e la militanza. Una militanza che a sinistra tende sempre più a dileguarsi e a divenire pura testimonianza passiva. Lì, tra quegli stand, confesso, con un po’ d’invidia, che l’ho sentita vibrare con intensità autentica. L’impressione che più di ogni altra, però, non mi ha fatto sentire un estraneo è stata la forte percezione di un sentimento assoluto: l’amicizia. L’ho scovata nei volti di chi ho incrociato, negli incontri che ho osservato ed era palpabile in ogni parola che ho avuto l’opportunità di ascoltare. Partendo da assunti completamente differenti, per me questa è la comunanza che unisce i “compagni”. Ho capito che il collante di questo “strano” squarcio di paese è il vostro don Giussani, che ho “intravisto” un po’ ovunque. Ho capito che idealmente il medesimo sorreggeva l’intero impianto e la struttura di quel gigantesco incontro di popolo che è il Meeting, mai ideologizzato però, mai ostentato agli occhi del visitatore, mai elevato ad icona, ma una presenza costante, a volte semplice altre più articolata. A fronte di tutto questo mi è apparsa una stonatura l’esuberante sottolineatura di applausi riservata all’onorevole Fini nell’incontro a due con D’Alema. Dico questo non certo perché il leader di An sia lontano anni luce dalle mie premesse concettuali (stessa cosa potrei dire di D’Alema), ma perché nel discorso del vicepremier nessun vero concetto è stato espresso. Citati populisticamente la libertà, i valori, la coerenza, non ha mai ha affrontato questi presupposti scavando nel loro significato. Una stonatura, a mio modesto parere, considerata la densa quanto ragionata e sofferta analisi che il popolo ciellino da sempre propone in merito a temi così alti come libertà, desiderio, bellezza e felicità. Ho studiato per un giorno questo “strano” popolo, non posso dire di averlo capito per intero, ma ho voluto illustrarvi le mie impressioni. Le modeste impressioni di un non credente marxista che sul concetto di amicizia ha molto in comune con tutti voi.