Hadjadj e l’elogio della natura incompetente

Sono tre i nemici della famiglia in Occidente: le tecnologie elettroniche, la produzione ingegneristica di esseri umani e le derive fallocentriche di molti femminismi

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Quasi alla vigilia dell’assemblea sinodale è uscita la versione italiana del libro scritto l’anno scorso da Fabrice Hadjadj: Ma che cos’è una famiglia? – La trascendenza nelle mutande & altri discorsi ultra-sessisti (ed. Ares, 16 euro).

Lo scrittore francese offre un altro dei suoi approfondimenti geniali. La famiglia per Hadjadj è il principio anteriore a tutto ciò che è umano, il fondamento che non può essere spiegato proprio perché è un fondamento. Solo se ne può prendere atto, constatando che a dargli forma è la differenza sessuale che si manifesta come attrazione fra l’uomo e la donna. La famiglia è anzitutto natura, ma sempre ordinata e presa in mano dalla cultura perché il nascere è sempre circondato da un “far nascere”.

Hadjadj individua principalmente tre nemici della famiglia nelle società occidentali: le ultime tecnologie elettroniche, la trasformazione della procreazione in produzione ingegneristica di esseri umani e le derive fallocentriche di molti femminismi odierni. La diffusione degli schermi individuali (pc, cellulare, tablet) fa sì che attorno alla tavola non ci sia più riunione familiare, ma disgregazione. La tecnologizzazione della fecondazione apre la porta alla visione che concepisce il bambino come un diritto da rivendicare, e non più un dono di cui si sa di non essere degni, e ai bebé transumani, vecchi già prima di nascere, perché ripropongono la logica del progresso e quindi anche della fatale obsolescenza degli oggetti tecnici.

Infine la prospettiva dell’utero artificiale, falsa emancipazione della donna che realizzerà invece il dominio fallico sulla fecondità: non avere più bisogno del femminile, fare entrare la procreazione nel gioco della fabbricazione, della trasparenza e della concorrenza. Quali vie di uscita? L’accettazione della nascita come irruzione nella realtà di una novità non programmata, della natura “incompetente” dell’autorità paterna e della necessità per il bambino di avere un’origine interamente carnale.

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