Il governo turco requisisce proprietà e chiese degli armeni «per sicurezza»

A Diyarbakir è in corso una guerra con il Pkk. Obiettivo ufficiale è proteggere gli edifici dai bombardamenti. Ma gli armeni non si fidano: «La storia si ripete»

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«Io sono qui perché un vicino di casa turco, a Malatya, ha voluto salvare mio nonno, allora bambino». Ha cominciato così il suo discorso al Parlamento turco Garo Paylan, deputato di origine armena, pochi giorni prima del 101esimo anniversario del genocidio armeno. Dopo aver ricordato quella tragedia, leggendo i nomi di tutti i deputati uccisi, ha chiesto di aprire un’inchiesta sulla loro morte. Come riporta AsiaNews, è stato ricoperto di fischi e insulti.

GENOCIDIO ARMENO. Parlare di “genocidio armeno” in Turchia comporta ancora oggi la condanna fino a tre anni di prigione, perché il governo non ha mai voluto ammettere lo sterminio organizzato dalla corrente dei Giovani turchi durante il tramonto dell’Impero ottomano. Chi ha perpetrato il genocidio ha piazze, scuole ed ospedali dedicati in Turchia. Come ha detto Paylan in Parlamento, «potete immaginare di recarvi in Germania e passeggiare in una via dedicata ad Adolf Hitler?».

«COSTITUZIONE SIA ISLAMICA». La situazione degli armeni in Turchia è difficile anche a 100 anni di distanza dallo sterminio. Lunedì il portavoce del Parlamento, Ismail Kahraman, ha dichiarato che «siamo una nazione musulmana e di conseguenza dovremmo avere una costituzione religiosa. La laicità non dovrebbe avere posto nella nostra nuova Costituzione». Poiché Kahraman è un membro del partito del presidente Recep Tayyip Erdogan, che sta cercando di riscrivere la Carta per ottenere un sistema presidenziale con più poteri, le sue parole hanno destato scalpore e attirato le critiche dei partiti di opposizione.

CHIESE ARMENE ESPROPRIATE. Al di là del negazionismo e dell’islamizzazione del paese, gli armeni sono preoccupati anche da un altro episodio. Il governo turco ha infatti da poco espropriato a sorpresa molti terreni e chiese armene, tra cui la storica chiesa Surp Giragos, nella città curda di Diyarbakir, dove da quasi un anno l’esercito combatte contro i curdi del Pkk.
La chiesa, così come molte delle case e dei terreni sequestrati, è stata chiusa a causa dei danni riportati durante gli intensi bombardamenti. Il governo ha affermato che le requisizioni sono state fatte per ragioni di sicurezza e che alla fine del conflitto tutto sarà restituito. Ma anche a causa dei trascorsi storici, gli armeni non si fidano e tornano con la memoria alle confische e ai “trasferimenti” forzati che hanno dovuto subire i loro attentati 100 anni fa.

Surp-Giragos-turchia-diyarbakir-wiki

PROGETTI URBANISTICI. I curdi hanno anche accusato il governo di voler abbattere gli edifici per costruirne di nuovi, più lussuosi e accessibili solo ai ricchi. Questo, secondo alcuni, sarebbe un modo per cacciare gli attuali proprietari. Il premier Ahmet Davutoglu ha dichiarato recentemente, secondo il New York Times, che il governo intende trasformare Sur, il centro della città soggetto ai sequestri, «in un’ambita meta turistica. Tutti verranno e apprezzeranno le sue architetture».

«LA STORIA SI RIPETE». Mentre l’associazione degli avvocati di Diyarbakir ha fatto causa al governo, gli armeni non si fidano delle intenzioni di Erdogan: «La storia si ripete, non l’avremmo mai immaginato», ha commentato Anita Acun, leader della comunità armena di Istanbul. Un residente di Sur, che ha da poco scoperto le sue origini armene, è rimasto sconvolto: «Per noi la chiesa di Surp Giragos non è solo un luogo di culto. È dove possiamo entrare e riunire tutti i pezzi della nostra storia e identità insieme».

Foto rovine Ansa


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