Gli omicidi contro le donne sono uno scandalo, ma i numeri del “femminicidio” sono gonfiati

L’impegno contro gli omicidi di donne è sacrosanto, ma i numeri di Rai, Corriere della Sera e Repubblica non sono quelli dell’Istat e dell’Oms

La violenza domestica e gli omicidi passionali contro le donne sono una tragedia sufficientemente scandalosa perché ci si impegni a mettere in campo ogni risorsa per contrastare il fenomeno. Allora diffondere cifre false intorno al fenomeno non aiuta a far progredire la causa, piuttosto la indebolisce e fa nascere sospetti sulle motivazioni di chi se ne proclama paladino.

Così nel giro di pochi giorni abbiamo sentito ripetere a Porta a Porta i numeri di Telefono Rosa, secondo cui nel 2012 in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni mentre nel 2011 ne veniva assassinata una ogni tre, abbiamo letto sul Corriere della Sera che in Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni di età a uccisa una ogni tre giorni (dato già apparso su Io Donna il 23 febbraio scorso) e trovato su Repubblica la statistica prodotta dalla Casa della Donna secondo cui dal 2005 ad oggi il numero delle donne uccise è andato sempre aumentando, con una lieve diminuzione nel 2011 rispetto al 2010.

Peccato che si tratti di numeri campati per aria. Le cifre degli omicidi in Italia le dà l’Istat, l’Istituto Statistico nazionale, e da esse risulta che il numero degli omicidi in Italia è in costante diminuzione, sia fra gli uomini che fra le donne; semmai si può notare che gli omicidi di donne diminuiscono in misura minore rispetto a quelli di maschi. Nel 1991 in Italia venivano compiuti 1.901 omicidi, l’anno scorso sono stati 526: in vent’anni la riduzione è stata quasi dei tre quarti, e ciò è dovuto soprattutto alla grande flessione degli omicidi di mafia e della criminalità organizzata in genere.

NUMERI SBALLATI. Da ciò è derivata un’altra conseguenza: che, mentre diminuiva la cifra assoluta, la percentuale di omicidi di donne è andata crescendo, perché fra gli uomini, che formano il grosso delle truppe della delinquenza, la flessione è stata molto più netta. Nel 1991 oltre 700 dei 1.901 omicidi registrati dipendevano dalla criminalità organizzata, nel 2006 appena 109. L’incidenza degli assassinii di donne, che in passato era del 10-15 per cento, è perciò cresciuta fino al 25 per cento circa. Ma il loro numero non sta crescendo, sta diminuendo, almeno se si da più valore alle statistiche dell’Istat che a quelle di Casa delle donne e di Telefono rosa: nel 2003 le donne uccise erano state 192, nel 2009 erano scese a 172, nel 2010 a 156 e l’anno scorso a 137. Non si capisce, fra l’altro, perché da qualche giorno i quotidiani si ostinino a scrivere che nel 2011 le donne uccise sono state 127: il Rapporto dell’Istat parla di 137. Forse si vuole preparare il terreno alla possibilità di affermare che nel 2012 i “femminicidi” sono stati più numerosi dell’anno precedente. Cosa che potrebbe essere ma anche non essere, essendo attualmente la cifra degli omicidi di donne per il 2012 di poco superiore a 100.

PRIMA CAUSA DI MORTE? Assolutamente fuori dalla realtà, poi, l’affermazione attribuita venerdì dal Corriere della Sera (e prima di esso da altre testate italiane nel marzo di quest’anno) dalla relatrice Onu per i diritti delle donne Rashida Manjoo secondo cui «in Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni di età». Non è così né in Italia né nel mondo, nonostante negli anni Novanta la Banca Mondiale e l’università di Harvard abbiano prodotto studi basati su proiezioni che asserivano che la violenza contro le donne era la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne fra i 16 e i 44 anni di età nel mondo. Dunque si parlava del mondo, e non dell’Italia, e si calcolava non solo la mortalità ma l’invalidità permanente.
Tuttavia le statistiche dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) e dell’Istat raccontano tutta un’altra storia. Per esempio secondo le statistiche dell’Oms del 2008rilevano come prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 15 e i 44 anni le malattie infettive e parassitarie, con 1.051.482 decessi (33,68%). La violenza rappresenta la nona causa di morte, con 52.711 decessi su un totale di 3.121.310 nell’anno(1,68%). In Italia, secondo i dai Istat, l’omicidio nella fascia di età tra i 15 e i 44 anni è stato la quart’ultima causa di morte (55 occorrenze su 4.595 decessi); la prima causa di morte sono i tumori (2.139 occorrenze su 4.595 decessi).

TRUCCHETTI. La domanda sorge spontanea: perché truccare i dati quando la battaglia è già di per sé sacrosanta? C’entra qualcosa un certo clima culturale che deve enfatizzare la colpevolezza del maschio? C’entra qualcosa la voglia di far carriera, in politica o alla tivù, delle paladine di questa causa? Ma allora non ci troviamo di fronte a donne che sfruttano le sofferenze delle donne per interesse personale?
Ci si permetta, poi, di usare fra virgolette il neologismo “femminicidio”. Semplicemente per non vederci domani costretti a scrivere di “infedelicidio” per parlare dei morti delle Twin Towers o della stazione di Atocha, di “giudaicidio” per l’Olocausto, di “kulakicidio” per le vittime di Stalin, di “capitalisticidio” per le vittime delle Brigate Rosse, di “cristianicidio” per gli assassinati da Boko Haram in Nigeria, e così via, in un’orgia di neologismi che toglierebbe il fiato.