Giannino: «La vera spending review sono i costi standard. E mai più regioni tecnicamente fallite come la Sicilia»

«La revisione della spesa pubblica del governo Monti è stata fatta solo di nuove tasse. Speriamo che Renzi e Cottarelli non cedano ai “depuramenti politici” delle misure che hanno annunciato».

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Costi standard nella sanità, basta agli sprechi di Comuni come Roma e Napoli e alle Regioni dissestate come la Sicilia. E rimettere mano alla tassazione sugli immobili. Sono questi, secondo il giornalista Oscar Giannino, i capisaldi di una vera spending review in Italia che non sia una manovra tutta tasse come quella già messa in campo dal governo Monti. Così che anche il Belpaese possa tornare a crescere come la Gran Bretagna, dove i tagli sulla spesa sono stati reali e hanno rappresentato l’85 per cento della spending review. Ma il problema, come spiega Giannino a tempi.it, è solo uno: «Come dice Renzi, il punto centrale politico è metterci la faccia. Speriamo che lo facciano».

Partiamo dalla spending review del governo Monti. Il Documento di economia e finanza 2013 dice che ha prodotto risparmi di spesa per 11,6 miliardi di euro. Come interpreta questo dato?
È un dato reale, ma il problema è come si è ottenuto e cioè tramite ulteriori aggravi fiscali, a conferma, purtroppo ancora una volta, della natura eccessivamente prociclica degli interventi finora adottati; quando, in realtà, ci sarebbe bisogno di misure anticicliche per rilanciare l’economia. Del resto, anche la stabilità delle entrate tributarie del 2013, a fronte di un Pil che è calato del 1,9 per cento, non può che essere letta come un contributo alla decrescita.

Con il commissario Cottarelli cambierà qualcosa?
Speriamo, anche se mi preoccupa il fatto che nella sessantina di slide che ci ha appena presentato i “depuramenti politici” ai tagli proposti sono evidenti. Per esempio, i tagli alla sanità saranno delegati al confronto tra il ministero della Salute e le regioni e così sarà anche per le spese delle autonomie locali. Significativi risparmi di spesa, poi, non si ottengono certo tagliando le 108 sedi territoriali del Cnr. Serve ben altro. La spending review, infatti, come dice spesso Renzi, è proprio una di quelle questioni dove il punto centrale politico è metterci la faccia. Speriamo che lo facciano.

Da dove bisogna partire?
Per prima cosa dobbiamo assolutamente introdurre il principio dei costi standard nella sanità, dove il 64 per cento delle spese avviene a livello locale. E non dobbiamo più farlo solo sul fronte degli acquisti, ma su tutta la sanità, prendendo a modello le Regioni più efficienti come Lombardia, Veneto e Umbria. Secondo, lo Stato non può più permettersi di sostenere la situazione gravemente deficitaria di comuni come, solo per citate i casi più celebri, Roma e Napoli. E nemmeno l’Italia può permettersi di sostenere situazioni come quella della Regione Sicilia che è tecnicamente fallita, il bilancio patrimoniale dice questo. Terzo, andrebbe rivisto tutto il capitolo della tassazione immobiliare.

Forse che in Italia ci sono ancora troppe resistenze ai cambiamenti?
Non è vero. Cameron, in Gran Bretagna, aveva un deficit sul Pil dell’11,5 per cento; ora l’ha ridotto al 5,5 per cento. Ma ciò che più conta è che ha ottenuto questo obiettivo con l’85 per cento di tagli sulla spesa e non, dunque, con nuove tasse. Nel 2014 il Pil di Londra crescerà del 2,9 per cento. Per favore, non veniteci a raccontateci che questo in Italia non si può fare.

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