Gaza, musulmani rifugiati in chiesa pregano sotto l’icona di Gesù: «Ce lo lasciano fare, è cambiata l’idea che avevo dei cristiani»

Quasi mille islamici sono rifugiati a San Porfirio, dove «l’amore tra cristiani e musulmani sta crescendo». Intanto la guerra continua nella Striscia, come testimonia padre Hernandez

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Dopo la notte relativamente tranquilla di ieri, quando il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto «un cessate il fuoco immediato e senza condizioni», oggi è ripresa la guerra tra Hamas e Israele. Decine di missili sono stati sparati dai terroristi islamici, Israele ha risposto con bombardamenti.

«CRISTIANI SONO NOSTRI FRATELLI». Sempre più musulmani, per sfuggire ai bombardamenti, si rifugiano nella chiesa di San Porfirio a Gaza. Ormai sono quasi un migliaio. Tra questi c’è Mahmoud Khalaf, 27 anni, che tutto si sarebbe aspettato tranne di pregare un giorno sotto un’icona di Gesù. «Ci lasciano pregare [in chiesa] – racconta all’Afp -. Questo ha cambiato l’idea che mi ero fatto dei cristiani. Prima non li conoscevo davvero, ora sono diventati nostri fratelli. Qui l’amore tra i musulmani e i cristiani sta aumentando».

«APRIAMO LE PORTE A TUTTI». Oggi a Gaza, come nella maggior parte dei paesi musulmani sunniti, si celebra al festa del Eid al-Fitr, che chiude il mese sacro del Ramadan. Khalaf non è riuscito a rispettare il digiuno come gli altri anni: «Ho fumato quest’anno e non ho osservato il digiuno a causa della paura e della tensione per la guerra», continua. «I cristiani ovviamente non digiunano ma sono stati attenti a non mangiare davanti a noi durante il giorno. Non hanno neanche fumato e bevuto mentre erano con noi».
Un volontario cristiano dell parrocchia spiega così l’atteggiamento dei cristiani: «Gesù ha detto: “Ama il prossimo tuo”. Non soltanto la tua famiglia, ma anche il tuo collega o il tuo compagno di classe: musulmano, sciita, indù, ebreo. Noi apriamo le nostre porte a tutti».

gaza-hernandez-bambiniMORTE DUE CRISTIANE. Anche la guerra non discrimina nessuno e colpisce tanto i musulmani quanto i cristiani. Come spiega in una lettera datata 27 luglio padre Jorge Hernandez, sacerdote cattolico in servizio nella parrocchia della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza, domenica «sono morte due cristiane»: Solanj Tarazy Um Elias, «signora molto allegra di rito ortodosso di 91 anni», è deceduta per un’insufficienza cardio-respiratoria, mentre Jalila Farah Aiad Um Jerjis, «che ha commosso tutti i cristiani», è morta in casa.

«MISSILI NON FANNO FAVORITISMI». La casa di quest’ultima è stata distrutta da un attacco aereo. «Jalila è morta carbonizzata, il marito se l’è cavata con ferite lievi mentre il figlio maggiore, Jerjis, è in stato di coma profondo e ha subìto l’amputazione di entrambe le gambe in ospedale». L’altro figlio «era a Messa quando il missile ha colpito la casa» e si è salvato. Per padre Hernandez «i missili non fanno favoritismi e ormai non c’è più nessun luogo sicuro in tutta la Striscia. Questi sono fatti, non parole. Questa donna non era una terrorista, non era una minaccia per nessuno». Chiedendo l’immediato «cessate il fuoco», ha chiuso la sua drammatica testimonianza con questa citazione biblica: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore».

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