Gammy, il bambino concepito con l’utero in affitto e abbandonato dalla coppia richiedente perché Down

I committenti australiani hanno tenuto solo la gemella, perché sana dopo aver chiesto alla madre surrogata di abortire. Ma lei si è rifiutata: «Mi sentivo in colpa per Gammy. Non è colpa sua»

Una coppia di australiani che si è recata in Thailandia per avere un figlio con l’utero in affitto è accusata di avere abbandonato uno dei due gemelli perché affetto da sindrome di Down. Il caso del piccolo Gammy, che oggi ha sei mesi, ha fatto il giro del mondo con la madre surrogata che ha chiesto aiuto perché gli venga salvata la vita. Gammy, infatti, è attualmente ricoverato in ospedale per un’infezione polmonare.

IL RIFIUTO DI ABORTIRE. La madre surrogata, Pattharamon Chanbua, ha dichiarato di aver accettato il “lavoro” per guadagnare i circa 12 mila euro promessi. Con questi «avrei potuto mantenere i miei due figli e pagare i debiti». Al settimo mese, però, è stata contattata dall’agenzia che ha organizzato la maternità surrogata: «Mi hanno chiamata e mi hanno detto che i genitori volevano che abortissi perché il bambino aveva la sindrome di Down. Io non lo sapevo ma ho detto loro che non l’avrei fatto».
Secondo la donna di 21 anni la coppia australiana è stata un mese in Thailandia dopo la nascita dei gemelli ma si è rifiutata di prendere con sé Gammy, tenendo solo la gemellina sana.

ABUSI DELL’UTERO IN AFFITTO. Uno dei genitori australiani, di cui non si conosce il nome, ha detto di non sapere dell’esistenza di Gammy. Intanto il governo thailandese ha avviato un’indagine sugli abusi della pratica della maternità surrogata: se in Australia è vietata, infatti, in Thailandia è legale solo se a portare il bambino è un consanguineo dei genitori richiedenti. In questo caso la legge è stata violata.

LA RACCOLTA FONDI. Nel frattempo sono già stati trovati più di 200 mila dollari per Gammy grazie a una raccolta fondi lanciata su GoFundMe. I soldi saranno amministrati dalla charity “Hands Across the Water”, il cui fondatore Peter Baines ha dichiarato: «Andremo incontro ai suoi bisogni per quanto riguarda le cure in ospedale e poi svilupperemo una strategia a lungo termine».

«STORIA DAVVERO MOLTO TRISTE». Il caso ha aperto molti interrogativi sulla pratica della maternità surrogata. La madre, che ha deciso di tenere il bambino, ha dichiarato: «Mi sento in colpa per Gammy. Non è colpa sua. Perché lui deve essere abbandonato mentre sua sorella no?». Il premier australiano Tony Abbott ha parlato di questo caso come di «una storia davvero molto triste e sconvolgente». Il gruppo favorevole all’autorizzazione dell’utero in affitto, Surrogacy Australia, invece ha commentato: «Ora il bambino è con sua madre e penso che siamo tutti felici. Speriamo che adesso non si cerchi di proibire alle coppie australiane di andare all’estero per fare la maternità surrogata». Della sorte di Gammy, a loro, importa poco.