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Francia, la stanza del buco è legge: la prima aprirà a Parigi nel 2016. «Risposta falsa a un problema vero»

settembre 18, 2015 Leone Grotti

Le sale dove i drogati potranno consumare legalmente sostanze illegali apriranno anche a Bordeaux e Strasburgo. Costeranno ai contribuenti 22 milioni di euro

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Tre stanze del buco in tre diverse città, una sperimentazione lunga sei anni, dai costi astronomici, per permettere ai drogati di drogarsi illegalmente «in tutta sicurezza». Ieri il Senato francese, all’interno della legge sulla Sanità, ha approvato l’articolo che prevede l’apertura ufficiale delle “stanze per la consumazione di droga a basso rischio”. I socialisti di François Hollande, che hanno fortemente voluto la norma, hanno esultato.

LA PRIMA A PARIGI. La prima aprirà a inizio 2016 a Parigi nel X arrondissement all’interno dell’ospedale Lariboisière. L’unica modifica apportata dai senatori al progetto di legge originale, infatti, è che le sale di consumazione non vengano aperte in luoghi qualunque della città ma all’interno di strutture sanitarie. Parigi in realtà voleva una stanza del buco già nel 2013, ma il Consiglio di Stato aveva bloccato l’apertura ricordando che il consumo di droga è illegale e che per avere una deroga è necessaria un’apposita legge.

22 MILIONI DI EURO. La legge è arrivata e prevede, oltre a Parigi, l’apertura di due stanze del buco anche a Bordeaux e Strasburgo. Il governo ha preventivato una spesa di 800 mila euro annuali per tutte e tre le stanze, mentre i parlamentari di opposizione hanno ribadito che il costo annuale di ciascuna sarà di 1,2 milioni di euro. Dunque, la sperimentazione lanciata dal Senato costerà tra i 4,8 milioni di euro e i 22 milioni.
L’obiettivo delle stanze del buco non è quello di far uscire i drogati dall’incubo della dipendenza, ma «farsi carico di situazioni che esistono, che lo si voglia o meno», secondo le parole usate dal ministro della Sanità, Marisol Tourine. Che precisa: «Questo non significa banalizzare né facilitare la consumazione della droga».

«RISPOSTA FALSA A PROBLEMA VERO». L’excusatio non petita nasconde il problema della legge. Come già dichiarato a tempi.it da Yannick Moreau, parlamentare Ump, «per lavarsi la coscienza il governo fornisce una risposta falsa a un problema vero. Invece che considerare il problema alla radice e adottare politiche ambiziose per spingere le persone dipendenti alla guarigione, cioè a smettere di drogarsi, si accontenta di nascondere queste persone nelle “stanze del buco”, con gran sperpero di denaro pubblico. Legalizzandole, il governo dà ai drogati un’idea di fatalismo e al resto della società di lassismo. È possibile uscire dalla dipendenza dalla droga ma le stanze del buco non portano a questo risultato. Molti me ne hanno parlato come di «stanze della morte». Il governo sta davvero diffondendo un messaggio di abbandono».

CAMIONETTA DEL BUCO. Resta da vedere quali saranno le conseguenze pratiche della legge. Molti francesi sono preoccupati dalla futura presenza di droga negli ospedali e dal fatto che molti spacciatori potrebbero scegliere le cliniche per vendere la droga. E proprio per rispondere a questi problemi di salute e sicurezza, creati (e non affrontati) dalla stanza del buco, la città di Bordeaux ha proposto di sperimentare la camionetta del buco: «Equipaggiato con due o tre posti per l’iniezione della droga in vena», una camionetta girerà per la città per trovare i tossicodipendenti ed offrirgli un luogo sicuro dove consumare la propria dose. Dentro la camionetta, tutto sarà nascosto e nessuno si accorgerà di niente.

Foto Ansa


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4 Commenti

  1. Ivan Simeone says:

    Ho l’impressione che in questo periodo si stia “capovolgendo” tutto. Ormai le assurdità stanno diventando prassi. Tutto sta diventando relativo. I problemi invece di essere affrontati, vengono liberalizzati …. così un problema diventa un non-problema, la normalità . Invece di aiutare, sostenere ….

    • Elisa L. says:

      Sono d’accordissimo:come si suol dire”…ci stanno avvelenando l’acqua….”

    • SUSANNA ROLLI says:

      Hai ragione! in poche parole si ipotrebbe riassumere il tutto: il bene è considerato un male, il male è proposto, considerato come un bene. C’est tout.

  2. Menelik says:

    Scusate se mi son perso qualcosa, ma……..una volta non c’era il metadone per i tossici di eroina?
    Io mi chiedo una cosa: la roba che si iniettano in quelle stanze, i tossici se la rimediano loro dagli spacciatori o gliela passa l’usl?
    Perché se fosse vera quest’ultima ipotesi, saremmo ad un caso di follia allo stato puro.
    L’eroina passata dallo Stato è già stata ampiamente sperimentata nel Regno Unito fino al 1972 a piene mani, sotto forma di pastiglie di Diamorfina (eroina) da 10 mg, che il General Pratictioner (il medico generico di famiglia) prescriveva su ricetta semplice da esibire in farmacia. Una ricetta poteva essere per 50, 100, 200 e anche 300 pastiglie da sciogliere in acqua, filtrare e iniettare. Dunque una singola ricetta poteva prescrivere anche 2-3 grammi di eroina pura in forma di pastiglie, con la resa di 5-6 di eroina della malavita….quando era poco tagliata quasi sempre con la mannite, che è inerte.
    Dopo il 1972, considerato che tutta questa massiccia immissione di eroina e morfina di farmacia non aveva risolto un bel niente, anzi, aveva incancrenito il problema (ricordo che gli anni 70 era l’epoca degli hippies, dei festival pop ecc…), avvenne una graduale diminuzione sia del numero delle prescrizioni che dell’entità delle stesse, fino a cessare del tutto (o quasi) nel 1978.
    Diciamo che nei primi anni 80 qualche ricetta girava ancora, ma poca roba se paragonata con quello che c’era 10 anni prima, dove tanti acquistavano dai malavitosi il minimo di eroina che gli serviva per dichiararsi tossicomani ed essere avviati al mantenimento con l’eroina di Stato.
    Comunque, a detta proprio del personale medico, l’esperienza inglese è stata un FALLIMENTO COLOSSALE, perché HA CREATO le tossicomanie, anziché eliminarle.
    E questa è storia, Santo Cielo !!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Dopo “l’era della diamorfina”, venne “l’era del metadone”.
    Metadone in sciroppo, distribuito direttamente e su controllo visivo del personale infermieristico incaricato, in dosi scalari, da 20 mg fino ad arrivare a 0 scalando 2,5 mg a settimana. In due mesi si esaurisce il percorso metadonico.
    Il passaggio dall’eroina al metadone si basa su una precisa caratteristica farmacologica:
    ogni stupefacente ha una dose soglia oltre la quale esercita la sua azione stupefacente e tossicomanigena, ma l’azione farmacologica si può esplicare anche ben al di sotto della soglia di stupefacente.
    L’azione farmacologica richiesta era la riduzione della sindrome di astinenza fino ad un livello facilmente gestibile.
    Nell’eroina l’azione farmacologica di annullamento dei fenomeni fisici di astinenza coincide con la soglia di azione stupefacente, idem per la morfina.
    Per il metadone no, è più bassa, in maniera sufficiente a dare un’azione stupefacente molto blanda, e non solo, il metadone ha un’altra caratteristica che lo rende ideale al trattamento delle tossicodipendenze da eroina: quando il paziente è in trattamento metadonico, la sua sensibilità all’eroina diminuisce, dunque una dose normale assunta durante il trattamento, non “soddisfa” il craving per lo sballo del tossico, il che ti porta o a rinunciare del tutto (casistica più probabile) o ad aumentare il dosaggio di eroina (casistica meno probabile) ed essere conseguentemente sbattuti fuori dalla terapia metadonica.
    ……………………
    A questo punto io mi chiedo:
    ma tutta questa esperienza di anni ed anni tra eroina praticamente libera e di metadone controllato, non è servita proprio a niente?
    Ricordo che anni fa, quando c’era ministro Aniasi alla Sanità, l’esperienza con le fiale di morfina prescritte su ricetta ai tossici, è stata fatta anche a Roma. Lo so per certo.
    VOGLIONO PROPRIO GONFIARE I TOSSICI DI EROINA, COSTI QUEL CHE COSTI.
    ANCHE LA MORTE.

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