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Francia, dal matrimonio per tutti al figlio per tutti

giugno 29, 2017 Leone Grotti

Il Comitato etico consultivo nazionale ha dato parere positivo alla legalizzazione di fecondazione per lesbiche e single. Proteste. «Come si può istituire per legge l’assenza del padre?»

epa03674414 Two young women pose underneath a plastic rainbow sign during a demonstration in Montpellier, southern France, 23 April 2013, to celebrate the vote in the French National Assembly which legalizes gay marriage and allows same-sex couples to adopt children. The legalization makes France to become the 14th country in the world to legalize same-sex marriage, a major social reform since France banned the death penalty in 1981.  EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

Come può il Comitato etico consultivo nazionale (Ccne) «non interrogarsi sull’istituzione per legge dell’assenza del padre?». È la domanda che pone a tutta la Francia l’arcivescovo di Rennes, monsignor Pierre d’Ornellas, in una tribuna sul Monde all’indomani del parere positivo del Ccne alla legalizzazione della fecondazione assistita per coppie di lesbiche e donne single.

FECONDAZIONE IN FRANCIA. Oggi la fecondazione assistita è accessibile in Francia solo alle coppie eterosessuali sposate (o conviventi da almeno due anni) con problemi di infertilità o dove è presente un membro affetto da una grave patologia trasmissibile al figlio. Nel 2013 François Hollande si era detto favorevole ad allargare la fecondazione a lesbiche e single, aggiungendo però che prima voleva attendere il parere del Ccne. L’obiettivo del presidente socialista era quello di rimandare il problema, dal momento che aveva già spaccato profondamente la società francese con l’introduzione del matrimonio e dell’adozione gay (mariage pour tous).

LE RAGIONI. Con 28 membri favorevoli e 11 contrari il Ccne martedì si è dichiarato favorevole alla nuova misura. I motivi sono tre: 1) «la richiesta delle donne e il riconoscimento della loro autonomia»; 2) «l’assenza di violenza legata alla tecnica»; 3) «il rapporto ai bambini nelle nuove strutture familiari». Per quanto riguarda il primo argomento, scrive il Comitato, la legalizzazione è auspicabile dal momento che 2-3000 donne francesi già si recano nei paesi vicini a fare la fecondazione. Per ragioni di sicurezza e autonomia, dunque, è meglio se la pratica viene resa disponibile anche in Francia. Il secondo ha come obiettivo quello di rimarcare la differenza tra fecondazione e utero in affitto, che prevede lo sfruttamento delle donne e resta dunque da condannare. Per quanto riguarda il rapporto tra famiglie omogenitoriali e figli, pur non avendo a disposizione molti studi, il Comitato ritiene che «nelle famiglie omosessuali i bambini non crescono né meglio né peggio rispetto a quelle tradizionali».

I PROBLEMI. Il Ccne sottolinea anche tre punti di cui «la società dovrà discutere» essendo controversi (ma evidentemente non abbastanza controversi da portare a un parere negativo): il primo è come impedire che venga «istituzionalizzata l’assenza del padre». Il secondo è la differenza tra coppie lesbiche e donne single: in quest’ultimo caso, infatti, è assente la necessaria «alterità dei caratteri e delle posizioni genitoriali». L’ultimo punto riguarda i donatori del seme: per risolvere il «rischio della penuria di seme», il Comitato consiglia alla politica di valutare la possibilità di remunerare i donatori (oggi è vietato), anche se questo rischia di aprire la via «alla commercializzazione di elementi del corpo umano».

«ASSENZA DEL PADRE». Il parere del Comitato è molto importante dal momento che il nuovo presidente della Repubblica Emmanuel Macron aveva già dichiarato di voler aprire le maglie della legge sulla fecondazione per includere coppie lesbiche e donne single. Ora la strada verso la legalizzazione è spianata, anche se monsignor d’Ornellas chiede di frenare: «Sarebbe sbagliato per tutto il mondo se il governo e il presidente della Repubblica prendessero decisioni che seminano la divisione, risvegliando le passioni della società, senza prima riflettere in modo approfondito».
Prima di scrivere nero su bianco che esiste il diritto al figlio senza se e senza ma, e che la medicina ha il dovere di far rispettare questo diritto, «bisogna fare una riflessione fondamentale sia sulla sofferenza dovuta all’infertilità sociale, come dice il Ccne, sia sul ruolo della medicina». In più, continua l’arcivescovo di Rennes, «in una società alla disperata ricerca di punti di riferimento è opportuno istituire giuridicamente l’assenza del padre?».

ONNIPOTENZA DEL DESIDERIO. Le critiche non arrivano solo dalla Chiesa o dai movimenti come la Manif pour tous, che è già sul piede di guerra. Secondo il dottore Pierre Lévy-Soussan, membro del consiglio di orientamento dell’Istituto di biomedicina, «autorizzare questa estensione senza condizioni di infertilità né ragioni mediche trasforma lo strumento della fecondazione in fabbrica di bambini. Se si strumentalizza la medicina per servire l’onnipotenza del desiderio, cadono tutti i limiti. Se apriamo la porta alla fecondazione per tutte le donne solo in nome della loro volontà di diventare genitori, come potremo opporci razionalmente all’utero in affitto?». Dal matrimonio per tutti al figlio per tutti il passo è breve.
E infatti le vere vittime dell’assenza di limiti degli adulti» sono proprio i bambini, spiega al Figaro: «Tutti gli studi dimostrano che i bambini di madri sole hanno più problemi psicologici degli altri. I diritti degli adulti non possono soppiantare l’interesse del bambino. I figli hanno bisogno di padri, lo dimostrano tutti gli studi. L’educazione e l’amore non bastano a compensare l’assenza del padre».

Foto Ansa

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