Francesco Agnoli si candida in Trentino: «C’è un’emergenza culturale»

Il 21 ottobre si vota alle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige. Lo scrittore e professore a tempi.it: «Seguo la politica fin da ragazzo. Bisogna contrastare l’egemonia culturale della sinistra»

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«Non ho scelto la politica perché mi piace, ma perché mi sembrava di “doverlo” fare. Voglio dare una mano a un gruppo di amici che si adoperano per il bene comune». È per questo che Francesco Agnoli, professore di storia e filosofia, giornalista e scrittore, ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni regionali in Trentino-Alto Adige con la lista “Civica Trentina”. In realtà Agnoli non è un nuovo alla politica. «La seguo fin da quando ero ragazzo. Ho fatto varie campagne elettorali per amici che stimavo, attaccando i manifesti con la colla fino a notte fonda, distribuendo volantini, inventando slogan e vignette scherzosi da distribuire durante i mercati», racconta a tempi.it.

 Ora però il suo nome comparirà sulle liste in occasione del voto del 21 ottobre. Una bella differenza.
Vivo un’esperienza nuova: sono io il candidato, e quando bisogna “sponsorizzare” se stessi è tutto più difficile e imbarazzante. La politica partitica è un’arena faticosa, talora sfiancante. Mi sembrava però di “doverlo” fare.

Che cos’è per lei la politica?
Nella tradizione cattolica la politica non è ricerca del potere, ma servizio; non ambizione personale, ma una forma di carità. Sono un trentino d’adozione, e la figura di Alcide De Gasperi, giornalista e politico, pur con alcune ombre, è fonte di ispirazione. Poi questo è un tempo interessante: non ci sono più partiti di ispirazione cattolica, e il cattolicesimo culturale e politico, dopo essere stato succube per tanto tempo di ideologie altre, sembra non aver più nulla da dire.

È davvero così?
No, altrimenti non mi sarei candidato.

In che condizioni si trova il Trentino e quali sono le emergenze da affrontare?
Il Trentino è una bellissima regione, con una storia affascinante: qui don Lorenzo Guetti ha promosso la cooperazione, oltre un secolo fa, ma il suo spirito si è un po’ perso. In generale l’anima trentina è piuttosto smarrita: un’anima montanara, generosa, con solidi valori popolari, messa in crisi dalla globalizzazione, ma soprattutto da un’egemonia culturale di sinistra che ha stravolto il senso originario di una visione del mondo.

Ci faccia un esempio.
Dal Trentino sono partiti, nei secoli, innumerevoli missionari, che in giro per il mondo hanno portato, con Cristo, il pane, la cultura del lavoro e della carità. Oggi l’unico missionario trentino autorizzato a parlare sui media locali e nazionali è padre Alex Zanotelli, con il suo mix di socialismo, cristianesimo secolarizzato, moralismo utopico… Ho un amico, comboniano come Zanotelli, che è missionario in Kenya. La sua prospettiva è quella dei trentini di “ieri”: per questo non ha più cittadinanza, neppure in patria. C’è dunque un’emergenza culturale, che va di pari passo con altre: in Trentino nascono sempre meno figli, e sempre più giovani sono costretti ad emigrare.

Perché ha scelto di candidarsi proprio con Civica Trentina?
Civica Trentina è un movimento territoriale, composto di persone che considero stimabili sia dal punto di vista umano, che da quello della professionalità e della competenza. Amministrare non significa fare proclami, ma saper lavorare con serietà, competenza, dedizione, sui dossier importanti. Inoltre Civica Trentina si sposa perfettamente con la nostra autonomia: non ci piace prendere ordini da fuori, dai partiti nazionali. In passato, con Forza Italia o il Pd molto forti, certe decisioni locali venivano prese a Roma, Firenze o Milano. Siamo una regione autonoma e vogliamo rimanerlo. Pur coltivando tutti i necessari legami con chi sta a nord (Bolzano) e chi sta a sud (il Veneto, ecc.). Partito piccolo e territoriale significa per me libertà dalle ideologie e libertà di azione.

Ha da poco pubblicato un nuovo libro: Gli scienziati davanti al mistero del cosmo e dell’uomo. Piccoli dialoghi su grandi temi. Com’è nata l’idea?
Mi occupo da anni di storia e filosofia della scienza. Ho indagato soprattutto le radici filosofiche e teologiche del pensiero scientifico. Poi ho voluto capire se anche oggi è rimasto qualcosa dello spirito profondamente religioso proprio dei pionieri della scienza. Così ho incontrato e dialogato con scienziati viventi (astrofisici, fisici, matematici, cristallografi, medici, genetisti) partendo dalla loro disciplina, per arrivare alla loro visione teologica e filosofica del mondo. Ho potuto constatare che la «scienza non ha distrutto l’incanto del mondo», e che al di là degli scienziatucoli che credono di avere compreso tutto, e di quelli che «giocano a fare Dio», la maggior parte di loro potrebbe ripetere, con Isaac Newton, o con Albert Einstein: «Non so come apparirò al mondo. Mi sembra soltanto di essere stato un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l’oceano della verità giaceva insondato davanti a me».

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