Santa Cecilia celebrata dai dipinti della Fondazione Sorgente Group


Ogni 22 novembre Santa Cecilia viene ricordata dai cristiani come la patrona della musica e dei musicisti. Di famiglia nobile romana, Cecilia fu battezzata da papa Urbano I durante la notte di nozze e visse all’epoca delle persecuzioni contro i cristiani avvenute per ordine del prefetto di Roma Almachio, durante l’assenza nella città dell’imperatore Alessandro Severo. Le fonti la descrivono come una giovane sposa di fervente fede dedita al canto e a suonare il suo organetto mentre conversava con Dio. Per questo motivo, tradizionalmente viene rappresentata come una giovane donna con ricchi vestiti e accompagnata da diversi strumenti musicali.

Nelle collezioni curate dalla Fondazione Sorgente Group, presieduta da Valter e Paola Mainetti, si conservano due dipinti dedicati alla Santa realizzati uno da Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (1568-1640) e l’altro da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666), entrambi grandi esponenti della pittura barocca romana. I due dipinti, di speciale connotazione simbolica, sono coevi all’epoca in cui venne ritrovato il corpo incorrotto di Cecilia durante i restauri della basilica di Santa Cecilia in Trastevere, momento in cui aumentò notevolmente la produzione artistica riguardante la Santa.

Nel quadro della Fondazione Sorgente Group Santa Cecilia con l’organo portatile, un’altra santa e un putto, il Cavalier d’Arpino (1630 ca.) raffigura la giovane con l’organetto in mano e la palma del martirio. Il pittore decora la sua acconciatura con rose e gigli, attributi identificativi della santa, che le sarebbero stati donati da un angelo. La santa volge la sua attenzione verso una figura femminile di aspetto più umile che giunge alle spalle in atteggiamento premuroso, finora identificata genericamente come “santa”. Ma approfondendo l’argomento è possibile identificare la donna con il personaggio di Cassandra, la nutrice di Cecilia descritta nell’opera di drammaturgia, di grande diffusione all’epoca, dal titolo Rappresentatione di S. Cecilia Vergine et martire composta dalla suora Carubina Venturella nel 1631. Nella rappresentazione teatrale, così come nel dipinto, la nutrice, legata dal profondo affetto per Cecilia, avendo previsto la triste morte della giovane, la avverte del pericolo che avrebbe corso recandosi davanti all’imperatore. Questa identificazione porta il dipinto della Fondazione Sorgente Group ad essere un unicum sul piano iconografico e rimane una testimonianza della diffusione dell’opera teatrale e della dedizione rivolta alla santa nel Seicento.

Negli stessi anni Guercino ritrasse la santa in variegate occasioni e grazie al Libro dei conti del pittore sappiamo che ne realizzò sei versioni, delle quali attualmente è possibile identificarne solo tre conservate nelle collezioni del Louvre, della Dulwich Picture Gallery e della Collezione Valter e Paola Mainetti. Quest’ultimo dal titolo Santa Cecilia commissionato dal mercante d’arte Girolamo Panessi e concluso nel 1658, presenta la santa immersa nei suoi pensieri con lo spartito tra le mani e alle spalle un organo. Guercino ci offre una visione introspettiva e intimistica della santa, quasi a voler ricordare il difficile momento che l’attende. La particolarità del dipinto è nella rappresentazione accurata delle vesti similari alle sibille ritratte dallo stesso pittore in altre commissioni, offrendo così un’immagine innovativa nell’associazione iconografica fra le veggenti dell’antico testamento (le sibille) e le sante cristiane accomunate da una medesima ispirazione divina e di saggezza. Elemento questo che divenne caratteristico della scuola emiliana del XVII secolo.