Eutanasia in Belgio: gli abusi della legge non si contano più e «la popolazione deve prenderne coscienza»

Casi di eutanasia somministrata ma non riportati, iniezioni letali fatte dalle infermiere contro la legge, richieste scritte obbligatorie mai redatte: il rapporto di Cohen-Almagor

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Casi di eutanasia somministrata ma non riportati dai medici, iniezioni letali fatte dalle infermiere contro la legge, visite obbligatorie di specialisti indipendenti mai avvenute e richieste scritte determinanti mai redatte. Sono gravissimi e manifesti i casi di abuso della legge sull’eutanasia in Belgio, secondo un articolo di Raphael Cohen-Almagor pubblicato sul International Journal of Law and Psychiatry.

EUTANASIA NON RICHIESTA. L’eutanasia è stata introdotta in Belgio nel 2002 per pochi casi estremi ma è ormai fuori controllo e abusata, come l’articolo scientifico dimostra. La legge belga prevede che «solo i medici possano somministrare l’eutanasia» mentre «un recente studio mostra che il 12 per cento delle infermiere delle Fiandre hanno eutanasizzato un paziente, nella maggior parte dei casi (86%) senza la presenza di un medico. Un altro studio che riguarda i pazienti uccisi senza averne fatto esplicita richiesta dimostra che nella metà dei casi, a operare è stata un’infermiera».
Questo, spiega Cohen-Almagor, «succede probabilmente perché il medico vuole liberarsi dalla responsabilità di aver somministrato l’eutanasia a un paziente senza la richiesta esplicita».

MEDICI IMPREPARATI. Oltretutto, continua lo studio, è in grado di definire correttamente l’eutanasia solo il 21 per cento dei medici, che tra l’altro hanno ammesso di «non aver ricevuto alcun insegnamento su come rapportarsi alle persone in procinto di morire con l’eutanasia e sull’utilizzo di cure palliative».

SPECIALISTI NON CONSULTATI. La legge belga prevede anche che quando una persona richiede l’eutanasia il suo medico consulti uno specialista indipendente. Nel 35 per cento dei casi questo non avviene ma quando il consulto viene richiesto, nel 23 per cento dei casi lo specialista non è d’accordo con il primo medico sulle conclusioni raggiunte. In un terzo dei consulti, inoltre, lo specialista non è indipendente rispetto al dottore. «I dottori in Belgio – continua il rapporto – non riescono a capire l’importanza del rispetto della legge, che salvaguarda anche il paziente».

CASI NON RIPORTATI. Altro dato preoccupante evidenziato dall’articolo è quello che riguarda i casi di eutanasia che non vengono comunicati alle autorità: «Notificare un caso di eutanasia alla Commissione di controllo e valutazione federale è obbligatorio per legge ma la metà dei casi non viene comunicata». Il rapporto cita anche un medico belga confermare questo trend: «È vero che tanti casi di eutanasia non vengono riportati. Io stesso l’ho somministrata moltissime volte senza mai riferire nulla [perché] è una cosa troppo personale, non c’è bisogno di pubblicizzarla». La Commissione, però, è stata fondata per controllare che non avvengano abusi e secondo uno studio citato da Cohen-Almagor sono proprio i casi non riportati alla Commissione «quelli in cui spesso non esiste neanche la richiesta scritta dell’eutanasia da parte del paziente».

«IL POPOLO DEVE SAPERE». Il rapporto non è stato pubblicato per chiedere l’abolizione dell’eutanasia in Belgio ma, scrive l’autore, «la popolazione belga dovrebbe venire a conoscenza dell’alto livello di paternalismo dei suoi medici. Uno studio mostra che il 60 per cento dei medici intervistati pensa di dover decidere quando porre fine alla vita di un paziente che soffre ed è incapace di esprimere la sua volontà».

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