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Europa e Unione Europea sono sempre più distanti

maggio 31, 2018 Aldo Vitale

Dopo quasi un ventennio dall’inaugurazione della moneta unica, e dopo quasi tre quarti di secolo dalla fondazione del processo di unificazione europea, i bilanci sembrano essere negativi.

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del totalitarismo. Parafrasando le celebri parole di Karl Marx, così si può probabilmente riassumere la condizione politica e istituzionale odierna del vecchio continente che sta attraversando un’epoca di crescente separazione tra i popoli europei da un lato e le istituzioni europee dall’altro.

La vicenda, senza dubbio, non è certo di recente datazione o di fresca scoperta, come dimostra, del resto, la storica bocciatura referendaria del progetto di Costituzione europea da parte dei popoli francese e olandese, cioè dei popoli di due tra le nazioni considerate non soltanto più “progressiste”, ma anche e soprattutto maggiormente “union-europeiste”, nella oramai lontana primavera dell’anno 2005. Dopo quasi un ventennio dall’inaugurazione della moneta unica, e dopo quasi tre quarti di secolo dalla fondazione del processo di unificazione europea, che pur è riuscita ad attraversare e sopravvivere ai foschi decenni della guerra fredda, i bilanci di una simile esperienza sembrano quindi essere del tutto negativi, almeno sotto l’aspetto politico, sociale e giuridico.

La creazione e la reazione di molti conglomerati partitici che, sebbene con differenti modulazioni ideologiche e prassi elettorali, hanno subito un oggettivo incremento del consenso, come, per esempio, il Front National francese, lo Ukip inglese, il Movimento 5 stelle italiano, proprio in funzione anti-europea e dopo molti anni di “unionismo” dimostra esattamente il profondo scollamento tra il consenso popolare e le istituzioni europee che, come è noto, hanno dato maggiore prevalenza, importanza ed attenzione al profilo economico-finanziario rispetto a quello socio-politico. Insomma, dopo diversi decenni di ampio rodaggio della “macchina” europea sembra che ci si trovi dinnanzi ad una marcata dicotomia: da un lato l’Europa e dall’altro lato l’Unione Europea che, in considerazione della sua deriva economicistica, dovrebbe cominciare ad essere graficamente rappresentata proprio con il simbolo monetario su cui si è appiattita, cioè come “Unione €pea”.

Da un lato lo spirito nobile che precedette l’attuale Unione €pea e che probabilmente ancora ad essa sopravvive, seppur spesso in modalità non ortodosse, nelle istanze popolari che si stanno determinando, e dall’altro le asettiche procedure burocratiche e le oscure formule finanziarie messe in essere dalle istituzioni dell’Unione €pea; da un lato il sentire e la volontà dei popoli europei che intendono essere uniti, ma senza essere spodestati dalle proprie facoltà politiche e dimensioni identitarie e culturali, e dall’altro una Unione €pea che invece tende ad avocare a sé prerogative sempre maggiori con una corrispondente deminutio degli spazi di democrazia e di rappresentanza all’interno dei singoli Stati membri; da un lato l’esigenza di garantire un comune mercato economico per essere senza dubbio più competitivi e stabili nello scenario della attuale globalizzazione, ma senza perdere o limitare le garanzie politiche e giuridiche storicamente consolidate nell’esperienza europea, e dall’altro le istituzioni dell’Unione €pea che nell’ipotesi migliore ignorano la sovranità popolare dei singoli Stati membri fondati su quella che una volta si chiamava “economia reale” per privilegiare, invece, le dinamiche finanziarie di cui beneficiano alcune élite post-capitalistiche non chiaramente identificate.

L’Europa è, dunque, sempre più opposta all’Unione €pea, poiché la seconda appare sempre più come una entità sostanzialmente maramaldesca, che agisce per conto proprio, ma in nome altrui, che cura i propri interessi, ma calpestando gli altri, che ha destituito l’idea di Europa per incardinarsi sul suo trono, che dietro la pudica verginità dell’idea di Europa traffica, invece, con voracità piratesca proprio ai danni di larga parte dei cittadini europei. L’Unione €pea, insomma, contrapponendosi negli anni, specialmente quelli recenti, alle esigenze e ai diritti dei popoli, sembra aver assunto la fisionomia di un nuovo regime economico-burocratico ben diverso da ciò che erano le intenzioni iniziali precedenti allo stesso processo di unificazione, regime che non soltanto pretende di limitare gli spazi di libertà, ma spesso anche le strutture giuridiche più elementari dei cittadini europei, conformandosi, per i paradossi della storia, al paradigma di una nuova vera e propria forma di totalitarismo, cioè il totalitarismo europeistico. Ad un grave problema di tale natura, ammesso che se ne comprenda la gravità – scevri non solo da ogni tentazione di semplificazione che non tenga conto della complessità della realtà, ma altresì depurati da ogni forma di ideologia europeistica, cioè diversamente da come per esempio opera in Italia il Pd – si può rispondere correttamente, tanto nel fine quanto nel mezzo, o meno.

La presente situazione italiana, in questo senso, è un eccellente banco di prova, poiché se da un lato il Movimento 5 stelle, senza dubbio, ha saputo canalizzare e raccogliere le energie di quegli strati della popolazione italiana – composta da milioni e milioni di persone – che maggiormente risentono delle scelte nefaste compiute dall’Unione €pea ai danni dell’Europa, dall’altro lato costituisce, paradossalmente, la modalità di risposta più sbagliata che possa prospettarsi e ciò almeno per due ordini di motivi. In primo luogo, perché come insegna la storia, la contrapposizione frontale, senza una reale pianificazione dell’agire politico, al tiranno di turno è sempre stata radicalmente inefficace rispetto allo scopo prefissato. In secondo luogo, perché la stessa sostanziale ideologia del Movimento 5 stelle si inscrive all’interno di quella linea di pensiero che, partendo da Hobbes, attraverso Rousseau – non a caso dal M5S preso come riferimento – fino a Marx e Nietzsche, conduce direttamente agli Stati totalitari del XX secolo prima e, poi, alla forma dell’attuale totalitarismo europeo che, per esempio, non consente ad un docente come Savona di poter diventare Ministro della Repubblica italiana in virtù del suo pensiero non esattamente allineato e coincidente con il main-streaming del totalitarismo dell’Unione €pea. In un tale scenario appare quanto mai evidente come l’attuale Unione €pea, caratterizzata dalla sua astratta artificialità, abbia sostanzialmente e totalmente tradito l’idea costitutiva, originaria e naturale dell’Europa e che da essa sia oramai assolutamente e irrimediabilmente distinta e distante. Del resto, e in conclusione, c’è chi come Vladimir Bukovskij, sebbene inascoltato, ebbe modo di intravvedere e descrivere un simile inquietante panorama ben più di un decennio fa, essendo già stato dissidente del regime totalitario sovietico al quale stranamente assomiglia quello attuale dell’Unione €pea.

«Perché non ci dicono chiaro e tondo: eccovi l’Europa delle Repubbliche Socialiste Sovietiche? Non lo dicono, perché sanno che nessun popolo al mondo accetterebbe volontariamente un’idea fallita. Mentono e ricorrono a ogni trucco pur di occultare la vera natura del loro mostro. Per quelli come me che nel ventre di quel mostro hanno vissuto, la verità è lampante […]. Attualmente l’Europa non è minacciata da nessun conflitto, per lo meno non da un conflitto serio. Ma alla fine del loro esperimento i paesi europei finiranno per odiarsi al punto da ritrovarsi davvero alle soglie di un conflitto. Ci dicono di reprimere i nostri sentimenti nazionali, i nostri pregiudizi, le nostre tradizioni, e allora vivremo felici e contenti nelle nostre comunità multietniche. Possiamo dire in anticipo che il risultato sarà esattamente l’opposto. Anche l’Unione Sovietica per settantatré anni è stata considerata una felice famiglia multietnica, ma al suo crollo i conflitti etnici sul suo territorio sono stati più numerosi che in qualsiasi altro paese […]. Ci dicono che lo scopo dell’Unione Europea è quello di farci prosperare. La nostra economia sarà capace di competere con gli Stati Uniti, consentendo all’Europa di difendere i propri interessi. Avverrà il contrario. L’economia dell’Unione Europea sarà sempre più oppressa da regolamenti, burocrazia e tasse insostenibili, le nazioni europee diventeranno sempre più povere e guarderanno sempre di più agli Stati Uniti […]. Ci dicono che i popoli dell’Unione Europea godranno di una libertà senza precedenti e che i diritti umani saranno rispettati come non mai. Mentono, perché hanno cominciato privandoci del più basilare dei diritti: il diritto di eleggere direttamente chi ci governa […]. Se il XX secolo ci ha insegnato qualcosa, è innanzitutto che ogni utopia finisce in un Gulag. Non ci resta che aspettare, e vedremo quale sarà il Gulag creato dall’Unione Europea».

Foto Ansa

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